il cuore in controluce

Circondato da lucine a intermittenza rimango solo nel mio appartamento.
Gianna Nannini suona, entra nell’anima, come le donne che hanno sofferto sanno fare.


Sento un’apertura, all’altezza del cuore, in mezzo al petto. Sento che tutto fluisce da dentro a fuori. Una sensazione intensa. Non riesco nemmeno a capire se fa bene o male.
I violini di questa canzone mi suggeriscono la risposta.
È comunque un bene.

Fabio è appena uscito da casa.
È entrato portando un universo. E ora ne sento la mancanza.
Lo conosco da anni. Abbiamo vissuto periodi di intensa frequentazione e coraggiose serate alcoliche, altri in cui gli incontri si diluivano.
L’amicizia è sempre stata lì, mai messa in discussione, pronta all’uso.

Quando Francesco ha fatto il “blitz” decidendo di andare a svecchiare il vetusto look di San Pietro, dopo la settimana parigina e quella newyorkese sono tornato a Roma.
All’inizio è stato uno shock tornare alla mia vita.
Fabio lo capì e mi invitò nella sua casa al mare, appena fuori Roma . Noi due soli, i cani, la piscina plastificata per l’inverno.
Abbiamo mangiato riso integrale e tonno, quello che rimaneva dall’intensa frequentazione estiva della sua casa.
C’era il sole anche se era quasi novembre.
Abbiamo fatto una passeggiata al mare.
Spiaggia quasi deserta, fatta eccezione per due surfisti nordici che sfidavano il freddo e il mare armati di una tavola. Erano felici, sorridevano e cavalcavano. Ho un po’ invidiato la loro spensieratezza. Ho pensato che io quella non l’avrei mai recuperata.

Mi ricordo quel pomeriggio, perfettamente. Questa foto l’ha fatta Fabio proprio quel giorno.
Il muretto di pietra, i cani rotolarsi nella sabbia, il mare in controluce, il mio cuore pure.

Parlammo poco, poche parole essenziali. Il superfluo quel pomeriggio non era stato invitato.
Fabio aveva perso anni prima la cugina a cui era molto legato.
Mi disse che dopo anni e valanghe di lacrime poteva ammettere onestamente a se stesso che quello che gli era successo lo aveva reso una persona migliore.
Poi lunghi silenzi, infrangersi di onde, l’abbraccio di un sole ancora incredibilmente caldo.

Sono stato bene quel pomeriggio.

A Brescia, nel letto di Greta mi sveglia un sms.
“A. è morto”

La vita che capovolge le situazioni. Fabio che perde una persona a cui era molto legato nemmeno un mese dopo.
Lo stesso abbraccio fra di noi.

Fabio non riesce a finire la sua zuppa. Lo stomaco si chiude.
Il ristorante consente l’intimità di una discussione assurda.
Perché parlare di una persona che se ne va, con cui abbiamo parlato poco prima è assurdo.
Il cervello non lo registra.
Dopo qualche giorno ti fa lo scherzo. E tu pensi a mandargli un sms o fargli una chiamata. Te ne rendi conto quando il tuo dito è nella sezione rubrica del tuo telefonino, automaticamente pronto a pigiare il tasto.
Fa male realizzare che non riceverai una risposta.

Oggi ho visto Fabio forse per la prima volta.
Fragile, non curante di nascondere la sua fragilità.
Bellissimo, dolorante, confuso.
Il suo cuore era trasparente in controluce.
Oggi ho capito che non possiamo capire il dolore di un altro, anche se ne abbiamo vissuto uno simile.
Dobbiamo solo rispettarlo, accarezzare la sua anima, disinfettare le ferite come possiamo. Ma ognuno ha il suo dolore misterioso, le sue macerie sentimentali da ricostruire.

Amo ogni giorno di più questa fragilità.
L’uomo che si specchia nel divino, per un attimo.
Che supera il desiderio di essere accettato, compreso, capito, perché in quel momento non ha tempo di concentrarsi sulla visione che il mondo ha di lui.
E per la prima volta il mondo lo vede.

Fabio oggi sanguinava. E nel farlo brillava.

Questo suo brillare mi ha commosso e ora mi trovo qui sul mio divano grigio-blu con una porta in mezzo al petto, realizzo la mia essenza dopo aver sentito la sua.
Respiro e l’aria riempie il mio corpo in ogni suo spazio, come un palloncino a forma di me.

Io non posso capire il dolore di Fabio.
Quello è solo suo.
Ma posso guardarlo così inerme, stanco, puro.
Posso vedere come la ferita cruda lacerandolo ha trasformato il suo viso.
Come A. sia con lui, accanto e presente.

“Fabio me lo hai detto tu. C’è un senso, più grande. Dobbiamo solo aspettare di essere così grandi da poterlo capire.”
Annuisce e sorride. Ora tocca a lui.

Credo sia un miracolo. Questo momento lo è, almeno per me.

Ogni giorno di più mi accorgo della bellezza di un altro essere umano, quando scartavetrando le difese ne fuoriesce l’essenza.
E io credo che l’essenza di chiunque, nessuno escluso, sia qualcosa di meraviglioso.
Poi lasciamo stare che tante persone ci fanno male e commettono azioni assurde tanto sono crudeli. Le loro azioni sono da condannare.
Mai l’essenza. Quella è solo meravigliosa.

Quello che mi sta capitando non lo posso spiegare. Non ho nessuna pretesa di insegnare niente a nessuno, non ne sarei in grado.
Io posso solo raccontare quello che mi succede. Chi vorrà leggere nelle mie parole qualcosa di suo potrà farlo, chi vorrà prendere in prestito le mie parole per adattarle al copione della sua vita sarà legittimato.
Non sono parole mie. Anche io le prendo in prestito.
Chi vorrà vedere nella mia ferita la sua ferita, nel mio sorriso il suo, lo faccia.
Perché sono convinto che siamo tutti gocce di un essenza più grande.
E di questa essenza facciamo parte.
Il mio dolore è anche il tuo, la tua felicità è anche cosa mia.

Io salvo tutti i cuori in controluce.

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11 thoughts on “il cuore in controluce

  1. Ho letto qui qualcosa di mio… di profondamente mio… se hai piacere e voglia, e tempo, vieni nel mio blog e soffermati a leggere 2 post che trovi in home page in particolare: R e Z.

    ps. Finchè hai un cane vicino c’è la grande opportunità di recuperare serenità e spensieratezza, io credo..

  2. Ogni tanto timidamente mi affaccio al tuo mondo…brilla di luce propria, mi è facile trovarlo.
    Come dalla vetrina di un famoso ristorante, dalla strada ti vedo; sorridente ieri, pensieroso oggi…ma ho sempre fretta, non mi soffermo…restano in me però scolpiti quei frammenti di tua vita…che ignaro e generoso mostri ai passanti…non sempre distratti.
    Grazie.

    Buon Natale! 🙂

  3. Contaccambio l’abbraccio grazie!
    Lo scorso carnevale un ragazzo aveva sul petto un grosso cartello con scritto: “REGALO ABBRACCI GRATIS” ne ho approfittato…ma chiaccherando mi ha detto di aver avuto ben poco successo tra gli sconosciuti…peccato.
    🙂

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