Solo come un Cannes.

Bianco e nero, allegro e triste, leggero e profondo.
Contrasti con cui convivo, da sempre.
Sarà anche per questo che in un piccolo tavolino in ferro battuto ricamato da mani esperte sulla Croisette di Cannes mi sento completamente a mio agio.
Qui gli smoking vanno a braccetto con i boxer da surf, le infradito scherzano con i collier di Bulgari, i cappellini da baseball inseguono lunghi strascichi di chiffon, le limousine sfidano i rollerblade.
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fatti non foste

Quella siepe che di tanta parte, dell’ultimo orizzonte il guardo esclude è proprio qui, davanti a me.
Vivida e sfrontata si inerpica in volteggi serpenteschi lungo il profilo ondulato di Villa Sciarra.

Mi sono rifugiato qui, dopo il “Buongiorno biondo!” di Viola e il “Ti vuoi staccare da quel telefonino bellezza?” di Valentina.
Mi sono ritagliato il mio posto nel bello. È per me l’essenziale.
Tolgo le converse distrutte, spiego il mio telo di lino verde, mi distendo nel profumo d’erba e guardo su.
Ci vuole poco per essere felici.
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