Che poi la so.

Natale

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Che poi sì, in mezzo a tanti casini, sono felice. E grato.
Grato. Di tutto. Dei regali che la vita ti fa, di quello che ti toglie.
Grato della fatica.

Grato di vedere gente incredibile che affronta difficoltà enormi con quella fatica, ma con la forza di chi crede a un disegno più grande. Grato degli esempi che ho intorno.

Grato del bene, tangibile e cercato.
Grato di cambiare spesso opinione e punto di vista, rimanendo fedelissimo a me stesso.
Grato del coinvolgimento, di essere considerato parte di un progetto.
Grato di aver imparato a estrapolare dalle persone la loro parte più bella e concentrarmi su quella.
Grato dei difetti che mi danno fastidio negli altri e che puntualmente mi rendo conto fare parte prima di tutto di me.
Grato di invecchiare in salita, in un percorso. E di non vederne la meta finale.
Grato della totale incoscienza, del completo abbandono, della fiducia.
Grato di avere un posto chiamato casa.
Grato che se sono nei casini ho sempre quel numero di telefono da chiamare, quello giusto. E so che ci sarà una risposta.

Grato di sentirmi protetto, sempre e spesso indirizzato.
Grato di questo passaggio che chiamiamo vita.

Grato del sorriso di una bimba di colore in braccio alla mamma questa mattina alla stazione.
Passavano di fretta nella direzione opposta alla mia. Cantavano una canzone a me sconosciuta.
La mamma una strofa, la bimba finiva la frase.
E rideva ogni volta che la indovinava. La mamma batteva le mani.
Poi la piccola mi ha guardato e mi ha sorriso, senza giudizio, senza inibizioni.
Nera nera con quei denti bianchissimi e gli occhi lucidi come i sanpietrini dopo la pioggia.
Poi ha detto un’altra parola per concludere la strofa della mamma.

Mi sono sentito così: con tante persone intorno che mi dicono una frase e la lasciano in sospeso perché io la concluda. A volte quella parola la so, cavolo la so! Altre volte no. E lì partono nuove strade.

Questa settimana mi sono trasformato in uno specchio. Ed è stato difficilissimo. “Specchio specchio delle mie brame…” e io li davanti alla vita vissuta da altri a rispondere, quello che in realtà già sanno. Spesso è più facile vedere nelle vite degli altri che nella propria.
Ho fatto un passo all’indietro, non più in prima linea, ma nascosto, invisibile agli altri.
Mi sono annullato. “Essere è niente, essere è farsi” dice Francesco (Zecca).
Ma io oggi non posso farmi se non della vita degli altri.
Così ti trovi di fronte all’impossibile.
E ti accorgi che l’impossibile alla fine dei conti non è poi così male.
È un posto assurdo, immobile e velocissimo.
Quando siamo nell’ “impossibile” cominciamo a vivere. Quando usciamo da quello che sappiamo già fare, quando ci adagiamo sulla scomodità cercando di farla nostra.
Quando prendiamo un’abitudine e facciamo l’esatto opposto.

La scoperta sta lì.
La vita sta nel modellarci un vestito su misura e poi stracciarlo di colpo.
E con quei brandelli rimodellarne un altro che ci rispecchi alla perfezione nel nostro nuovo  momento. Ma poi anche quello passa e dobbiamo stracciare tutto di nuovo.

Insomma in questa vita non avremo mai tempo di abituarci al nostro stato.
Perché siamo specchi che riflettono una realtà in continua evoluzione e con essa mutiamo costantemente. Non ci resta che provare a stare al passo con noi, ad accordare quotidianamente le corde si uno strumento mutevole.

A volte ci rompiamo. O ci rompono.
Ma il risultato è lo stesso. Da uno specchio diventiamo mille.
E invece che una unica angolazione ne abbiamo numerose. Uno stesso oggetto lo descriviamo contemporaneamente da mille punti di vista. Rompersi va bene.
E anche se fa male dobbiamo ringraziare quello che ci ha “rotto”.
È nella rottura che diventiamo interessanti, nella perdita che diventiamo grandi, nella sconfitta che ci illuminiamo di riflessi inaspettati.

E ok, forse anche questa volta non interpreterò il ruolo del principe azzurro, che cacchio è una vita che lo aspetto.
Ma facendo lo specchio avrò la possibilità di riflettere anche Azzurro per qualche istante.
Così sarò Azzuro, e poi sarò Biancaneve e poi la Regina cattiva. E anche un po’ Cacciatore, magari una manciata di Nani.
Chiedo solo di avere sempre la forza il coraggio di starti di fronte, fermo in piedi, guardarti negli occhi e lasciarti entrare dentro.
Che tanto non dobbiamo fare molto altro nella vita, con la vita.

Starci di fronte, attraversarla, farci attraversare, sopportarla, supportarla.
E alla fine ridere di tutto questo.
Sarò quello che siamo tutti. Una favola complessa è bellissima.
Il bene e il male, l’amore e la perdita.

Siamo specchi incantati con grandi storie nascoste nei nostri riflessi.
Vediamo di fare in modo che questa vita sia una grande, felice, dolorosa, profonda, leggera favola.
E facciamo in modo che chi vuole leggerla, possa farlo.
Come bambini in braccio alla mamma a chiudere le frasi con la parola giusta. Che poi in fondo, la sappiamo sempre.

A dimenticavo…

Buon Natale. Anche a te.

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….e vissero felici e contenti. O almeno ci provarono.

E per non farsi mancare nulla…il mio video di Natale. su Elle.it

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My blog in English! ❤

Christmas.

Grateful. For everything. For the gifts life delivers, for what it takes away.
Grateful for the struggle.
Grateful for seeing incredible people that face difficulties through that struggle, but with the strength of believing in a bigger plan. Grateful for the examples around me.
Grateful for the good, tangible and sought.
Grateful for often changing opinion and point of view and keeping most loyal to myself.
Grateful for the engagement of being considered part of something.
Grateful for learning to extract from people their most beautiful part and for concentrating on it.
Grateful for the flaws that bother me in others, and that punctually I remember to be part of me in the first place.
Grateful for aging uphill, on a path. And for not seeing the final destination.
Grateful for the total recklessness, the complete abandonment, the trust.
Grateful for a number to call when I’m in trouble; the right number. I know there will be an answer.
Grateful for feeling protected, always, and often directed.
Grateful for this passage we call life.

Grateful for the smile of a black little girl in her mother’s arms, this morning at the station. They were rushing in the opposite direction and singing a song I didn’t know. The mother sang a verse that the child would finish.
And the child would smile every time she guessed it. The mother clapped her hands.
The little girl then looked and smiled at me, without judging, without inhibitions.
Black black with those whitest teeth and lucid eyes like sanpietrini stones after the rain.
Then she said another word to finish the mother’s verse.

I felt that way: many people around me that say a sentence which leave it to me to end. Sometimes I know that word, damn I know it! Sometimes I don’t. And the search begins.

This week I turned into a mirror. It’s been very hard. “Mirror mirror on the wall…” and there I stood, in front of the lives of others, to answer what they actually already know.
I stepped back from the front line, I faced the everyday reality but hidden, invisible to others.
I canceled myself. “To be is nothing, to be is making us, build us” says Francesco (Zecca). But today I cannot build myself if not through the lives of others.
So you face the impossible.
And you notice that the impossible after all is not bad. It is an absurd place, still and very fast.
When we are in the impossible we start living, when we exit form what we already can do, when we lean on discomfort trying to make it ours.
When we get used to something and we do the exact opposite. The discovery is there.

Life tailors a custom-made dress that then tears up.

And with the scraps it tailors another dress that mirrors us perfectly in our new moment. But then this moment passes too and we have to tear everything up again.
In this life we will never have time to get used to our state of being.
Because we are mirrors that reflect an ever-evolving reality in which we chance continuously. We just have to stay in line with ourselves, to tune daily the strings of a variable instrument.

Sometimes we break. Or they break us.
The result is the same. From one mirror we become thousands. Instead of one angle we have many. We can describe the same object form a thousand points of view at the same time.
Even if it hurts we have to thank what “broke” us.
It’s in the fracture that we become interesting, in the loss that we grow, in the defeat that we light with unexpected reflections.

Ok, maybe also this time I will not play the part of Prince Charming, bummer! I’ve been waiting all my life.
But by playing the mirror I will be able to reflect Charm too, at some point.
I will be Prince Charming, then Snow White and the Evil Queen. A little be of the Hunter, maybe a handful of Dwarfs.
I only ask for the strength and the courage to stand in front of you, look into your eyes and let you in. We don’t have to do much else in life and with life anyway. Stand in front of it, cross it, be crossed by it, bear with it, support it.
And in the end laugh about it all.
I will be what we all are. A complex and beautiful fairy tail.
Good and evil, love and loss.
We are enchanted mirrors with great stories hidden in our reflections.
We should see that this life is a big, happy, painful, deep, light fairy tail.
And we should see that who wants to read it, can do it.

Ah I was forgetting…

Merry Christmas.

…and they lived happily ever after. Or at least the tried.

my Merry Christmas video is on Elle.it  

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