E comunque io rido

Lo faccio tutti giorni, l’ho fatto anche nei giorni peggiori.

Una battuta la devo fare sempre.
L’ho fatta anche quando ho visto Francesco sul lettino dell’istituto medico legale di Parigi.
“ora alzati e cammina” imponendo le mani.
Me la potevo risparmiare, ma non ho resistito. Delirio di onnipotenza come se piovesse.

mr davis salvami tu.

L’ironia fa parte del mio essere da sempre, fedele compagna.
Mi ha salvato da situazioni estremamente imbarazzanti.
Poi ci sono giorni talmente perfetti e assurdi che l’ironia non serve.
Guardi quello che ti sta capitando attorno, come la vita sta modellando il tuo presente e ti metti da parte.

Lunedì sono tornato al mare. Questa volta non solo.
Arianna da milano questo mare lo voleva vedere. È arrivata domenica sera e lunedì è ripartita.

La giornata gelidamente assolata profuma di neve.
Il mare ha deciso di schiaffeggiarci con la più alta delle sue perfezioni, il cielo, competitivo di natura, ribatteva sfoderando il più scintillante dei suoi soli.
Noi in mezzo a questa sfida, a bocca aperta.

Ci siamo incontrati li. Sei personaggi alla ricerca, la vita come autore.
È stato un incontro, vero. In questa terrazza siamo giunti da posti lontanissimi fra loro, da esperienze di vita inconciliabili. Sei universi che condividono per una giornata lo stesso cielo. Probabilmente non ci rincontreremo mai più tutti insieme, ma oggi è per sempre.

Fermi di fronte al mare. Senza essersi mai incontrati prima. Cappuccini presi al volo dal bar sulla strada, biscotti portati per caso da Anna, la cioccolata russa di Pavel.


Non è necessario parlarsi troppo. Fra alcune persone non c’è nemmeno una
Iingua in comune, si va di gesti.
Ognuno col suo dolore, con la sua gravità.
Ognuno con la sua forza, il suo sorriso alla vita.


È stata una giornata di bocche che ridono, di sconosciuti che si amano.

Sugli scogli Anna mi dice che Pavel si è ammalato di sla, che due mesi fa camminava senza problemi, che parlava tranquillamente. Che lo sta accompagnando alla morte come può. E che comunque non abbandona la speranza di un miracolo.
Anna ha un sorriso che ti innamori. Sai che fa l’attrice anche se non l’hai mai vista sullo schermo. Ha quel modo di essere diretta che piace a me, senza fronzoli. Ti parla già come se ti conoscesse dall’asilo, non si preoccupa di essere capita, è com’è.
Tutti dovremo essere così.
La paura di essere capiti, di spiegarci agli altri genera solo confusione.
Nel momento esatto in cui ti riveli senza difese per quello che sei il mondo ti percepisce.
In quel momento cominci a esistere.

Quando parla del suo amico lo fa senza sentimentalismo, senza finta pietà.
Gli sta accanto.
Credo sia questo l’amore.
Pavel domani torna in Russia, forse non lo rivedrò mai più.
La malattia lo sta distaccando dal suo corpo, prendere in mano il cappuccino diventa un’impresa titanica.
Lui lo fa, coi suoi tempi.

È strana questa malattia. Ti distrugge, ma ti costringe al sorriso.
Tutti gli ammalati di sla che ho conosciuto sorridono sempre.
E ti chiedi come sia possibile, mentre il corpo non ti risponde più, rispondere alla vita col sorriso.
Forse anche questo è l’amore.

Siamo andati a mangiare al lago. Il mare non bastava oggi. Domani Pavel parte, voleva vedere più cose possibili. Riempirsi di una bellezza che oggi era qui per noi, su quella terrazza.
Tu che saluti la vita e la vita che ti risponde. Siamo stati ore a contemplare il bello.

Il bello del mare, del lago, dei cigni, della polenta al cinghiale, dei carciofi troppo unti, del colore delle foglie in autunno, della strada contorta, del perdersi e del ridere di averlo fatto, del fermarsi con la macchina e capire a gesti che l’amico russo di Pavel voleva raccogliere i cachi da un albero, delle decorazioni di natale a forma di fuoco d’artificio adatte anche a capodanno, della cameriera gentile, dell’egocentrismo di noi attori, delle “donne al volante pericolo costante” di cui Anna è involontariamente testimonial e del suo confermarlo fermandosi nel bel mezzo di un incrocio per interminabili 3 minuti, di sei persone che non conoscendosi riconoscono di appartenersi.

Sono tornato a casa, fra le mie piccole certezze, il mio divano grigio blu e i miei buongiorno biondo. Mi accorgo nel silenzio del mio salotto di quante persone stanno entrando nella mia vita, che quantità di amore ogni giorno mi viene rovesciata addosso.
Amici che diventano essenza profonda, si rivelano ogni giorno di piu, ti sorprendono. Sconosciuti con cui mi trovo a parlare di notte, per ore.
Che sento familiari. Che mi regalano sorrisi di cuore, rivelandosi parte della mia vita.

Mi ritrovo a percorrere la vita con gli occhi sgranati di un bambino. Ogni attimo prezioso, ogni sguardo carico di emozione, ogni abbraccio un’accoglienza vera.

Sono un uomo fortunato. E comunque rido. Guardo il mare, e rido.

Ho fatto un film qualche anno fa. “Penso che un sogno così”. Quattro protagonisti. Un lavoro emozionalmente molto intenso. Alla fine delle riprese ognuno di noi veniva identificato con una battuta del suo personaggio nel copione, una sorta di presa in giro da set.
Realizzo adesso che la mia era questa. Rispondevo a Giovanni l’altro protagonista…

Giovanni”…come fai a riuscire sempre in tutto?”

Paolo: ” perché io sorrido. Sempre”

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6 thoughts on “E comunque io rido

  1. Ridi della vita e della morte come se fosse tutto quel che scrivi fosse la sceneggiatura di una serie tv, un po’ Friends, un po’ (troppo?!) Will&Grace, ovviamente dove tu fai la parte di Grace 😀 ..

    • non so se è troppo o poco, so che io sono fatto cosi. ma nel caso preferirei essere karen.
      “la vita è una tragedia in primo piano, ma una commedia in campo lungo” cit roberto rossellini. e di roby io mi fido.

  2. “Gli occhi sgranati di un bambino”, so dove ho già letto quell’espressione. E so anche che già una volta ne sono rimasta profondamente colpita. Si parlava del modo in cui ci si pone di fronte alla realtà, se non erro. Del fatto che affrontare la vita con i gomiti in avanti a mò di difesa non è di certo il modo migliore di farlo. Bisogna abbracciare tutto… ma chissà se lo facciamo davvero sempre..

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