anche quando fuori piove

Singing-in-the-Rain22

Fuore piove.

(mentre scrivo questa musica di quel genio di Matteo Ceccarini mi fa compagnia)

Piove forte.
Di quella pioggia che fa rumore e compagnia.
Di quella che ti piace quando sei sul tuo divano affondato nei cuscini e odi se stai correndo da un cornicione all’altro per arrivare al tuo portone.

Io sono nella situazione di amarla.
Accendo due candele e scarto un diffusore di aromi che ho comprato a Operazione Sorriso.
Un profumo sottile si appoggia morbido sul mio parquet di legno naturale, scorre sulle venature contorte, sui quadri con cui ho parlato al mondo e a me stesso per un breve periodo della mia vita.
Non li ha visti quasi nessuno. Devo ricominciare a dipingere.

Lo faccio ogni volta che vado in un ristorante con le tovagliette di carta. Le mie preferite sono quelle marroncine, carta riciclata, grossolana, porosa, dalla trama irregolare.
Mi aggrappo alle macchie di sugo inciampate dal piatto e alle gocce di vino, pesci rossi saltati fuori dalla bolla del mio calice in cerca di una temporanea libertà.
Mi sembrano segni già precostituiti, qualcuno o qualcosa ha deciso, indipendentemente da me, che il mio disegno doveva partire da lì.
Perchè succede proprio cosi quando ci si affaccia alla vita: non abbiamo mai una tela bianca, mai una libertà assoluta. Ma ci viene consegnato un foglio bianco con qualche segno. E per quanto possiamo decidere di disegnarci sopra quei tratti indelebili rimangono, fanno parte di noi tanto quanto quello che andremo a realizzare.

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Le strade sono due: tentare inutilmente di coprirli o, invece, valorizzarli, renderli parte di una creazione più grande, non ostacoli ma colonne portanti della nostra vita.
Possono essere un naso grosso, una figura sottile, un bel sorriso, pochi capelli, una malinconia di fondo, una felicità costante, una depressione latente, una mancanza, un eccesso, una qualità artistica, una predisposizione matematica, una solitudine, una famiglia.

Non importa quali siano i segni sulla tua tela. Fanno parte di te.
E con te possono diventare un’opera d’arte quando decidi di coinvolgerli del paesaggio definitivo della tua creazione.
Come queste poche stupide righe che sto scrivendo.
Non sapevo assolutamente cosa avrei scritto oggi.
Mi sono messo nella condizione di fare parlare qualcosa di me che nemmeno sapevo fosse li pronto per uscire, quei segni c’erano già.
Ho imparato poche cose in questa vita ma una mi piace un sacco: la vita è più intelligente di noi.
Non dobbiamo fare nulla per indirizzarla, lei ha scelto già una strada, la migliore per noi.
Il nostro compito è perseguirla con tutto il nostro impegno, con la forza e la determinazione, senza chiusura.
Senza dire “voglio diventare questo o quello” o “voglio per forza avere quella cosa”, ma ascoltando la verità del nostro cuore, seguendo le proposte giornaliere di un disegno più grande, avendo coraggio e fiducia.

Capendo con umiltà che siamo tanto piccoli.
E che possiamo fare grandi cose.

Sto seguendo la vita, la mia. È strana e spesso non la capisco. Cerco di fare al meglio quello che mi propone.
Ho avuto per anni sogni ottusi.
Se li riguardo bene adesso, con un pò più di esperienza, penso che non fossero sogni, ma bisogni, mancanze, vuoti da colmare.
Mi faccio tenerezza da solo, poverino.

Perché ora so che i sogni, quelli veri, non possono fare altro che realizzarsi.
Sono stati creati con l’unico scopo di realizzarsi, come i fiori per sbocciare, i vulcani per eruttare, le aquile per volare.

Vedo attorno a me tanto dolore, tanta fatica, tanta confusione, incertezza.
Vedo gente che non sa più dove sbattere la testa, che direzione prendere.
Spesso anche io mi sento così, totalmente perso.

Ma non so chi o che cosa mi ha instillato una goccia di speranza.
Non so dove l’abbia nascosta, se nel tallone o dietro l’orecchio, sta di fatto che nei momenti di buio profondo, quando cerco un interruttore a tentoni nella stanza buia, con le spalle contro il muro percorrendo un perimetro ignoto e sconnesso, quella di sua spontanea iniziativa emerge.

E la luce torna, come se una fotocellula percepisse il mio movimento, senza bisogno di pigiare nulla.
L’interruttore della luce è dentro di noi.
E si accende.
Basta avere fiducia che tutto quello che ci sta accadendo è inesorabilmente per il nostro bene.
Sono un pò spalle al muro in questo periodo, so che potrebbe sembrare il contrario. Aspetto quella luce. E ci sarà.

Sono stato varie volte a Bali nella mia vita, per diversi mesi. Lì piove spesso e poi subito dopo sole e poi pioggia di nuovo.
Vivendo li si impara a stare sotto l’acqua. Tanto poi ci si asciuga.
Vedevo questi contadini nelle risaie che quando cominciava a piovere si allontanavano con calma dai campi, tutti fradici e sorridenti.

Perché senza quell’acqua non avrebbero potuto coltivare il loro riso. Contenti di essere zuppi.
Un giorno ero in motorino ed è arrivato il temporale. Mi sono fermato, ero su una strada di campagna, con un grande muro di cemento e nessun riparo in vista.

E ho pensato che la cosa più intelligente da fare era bagnarsi.

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Fuori piove. Ancora.
E va benissimo così.

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Dedicato a tutti quelli che sotto la pioggia hanno imparato a ridere.

Come sempre i miei viaggi, quelli reali e non mentali, continuano su Elle.it

 

BIG NEWS: THE ENGLISH VERSION OF MY POST:

 

It rains out there.
While I write, this music by genius Matteo Ceccarini accompanies me, play and read it 😉

 

It rains hard.
That kind of rain that makes noise and keeps you company.
That you like when you sink into the cushions of your sofa and that you hate when you’re running under ledges to reach the entrance of your building.
I’m in the position of loving it.
I light two candles and unwrap the home perfume I bought at Operazione Sorriso.
A subtle scent lays down on my natural-wood parquet, runs on its curved grains and on the paintings that, for a period of my life, I talked to the world and myself with.
Almost nobody has seen them. I must start to paint again.

I do it every time I go to a restaurant, on the paper place mats. My favorites are the brown ones, recycled, rough, porous, with an irregular surface.
I hang on to the sauce stains and wine drops, goldfishes jumped off my glass in search of a temporary freedom.
They are signs, somebody or something has independently decided that my drawing had to start from there.
It happens like that as we face life: we never have a white canvas, never an absolute freedom. A white sheet with some signs is offered to us. As much as we decide to draw on it, those indelible signs remain, they’re parts of us as much as what we’re going to draw.
There two ways: trying uselessly to cover them or giving them value, making them part of a bigger creation, not obstacles but pillars of our life. They can be a big nose, a slim figure, a nice smile, a few hair, a constant melancholy or happiness, a potential depression, a lack, an excess, an artistic skill, a mathematical predisposition, a loneliness, a family.
It doesn’t matter what the sings on your canvas are. They’re part of you.
With you they can become a work of art when you decide to enroll them in the final panorama of your creation.
Like these few stupid lines I’m writing.
I didn’t know what to write today at all.
I put myself in the position of letting something speak out of me that I didn’t even know it was ready to come out, those signs were there already.

I learnt just a few things in this life but one I like a lot: life is more intelligent than us.

We don’t have to do anything to address it, it has already chosen a way, the best for us.
Our task is to pursue it with all our commitment, with strength and determination, without closing on it.
Without saying “I want to become this or that” or “I absolutely want that”, but listening to the truth of our hearts, following the daily proposals of a bigger plan, feeling courageous and trusty.

Humbly understanding that we are small.
And that we can do big things.

I’m following life, my life. It’s strange and I often don’t understand it. I try to do the best out of what it offers.
I’ve had dull dreams for years.
If I look at them now, with a bit more experience, I think they were not dreams but needs, lacks, emptiness to be filled.

I was fond of myself, poor me.
Now I know that dreams, real dreams, can’t do nothing but coming true.
They were created with the only intention of coming true, like flowers to blossom, volcanos to erupt, eagles to fly.

I see a lot of pain around me, a lot of effort, confusion, uncertainty.
I see desperate people that lost directions.
I often fell like this too, totally lost.

But I don’t know who or what instilled a drop of hope in me.
I don’t know where I hid it, in the heel or behind the ear, but in the darkest moments, when I try to find the switch in the dark room, powerless against the wall and along an unknown and disconnected perimeter, that drop of hope emerges on its own.
Light comes back, as if a photocell spotted me, without pressing any switch.
The switch is inside us.
It turns on.
You just have to trust that everything that is happening to us is relentlessly for our own good.

I feel a bit powerless in this period, though I know it can seem the opposite. I’m waiting for that light. It’ll come.

I’ve been in Bali a few times in my life, for several months. It often rains there, then is sun and then rain again.
Living there you learn to be under water. You then get dry anyhow.
I saw farmers in paddy fields and when it would start raining they’d get away slowly, wet and smiley.
Because without that water they couldn’t grow rice. They were happy to be soaked.
One day I was riding a scooter and a thunderstorm arrived. I was on a country road and I stopped. There was just a big wall but no shelters.

I thought that the smartest thing was to get wet.
It still rains outside, and it’s perfectly fine.

Dedicated to all who learned to smile under the rain.

 

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15 thoughts on “anche quando fuori piove

  1. Era da tanto che non passavo da qui… E anche questa volta mi hai strappato una lacrima ed un sorriso.
    Sai che non credo nelle coincidenze…parli di Bali e io sono nata li vicino.
    E li vicino la pioggia ha portato morte e distruzione. Eppure… Hai ragione. Bisogna lasciarsi bagnare perché poi ci si asciuga. Non importa dopo quanto. Succede e basta.
    Ci vuole tanto coraggio per affrontare la pioggia,i monsoni, gli uragani… Ci vuole anche tanto coraggio a credere che il sole ed il vento to asciugheranno alla fine.
    Per questo ti dico grazie.
    Perchè mi hai ricordato che dalla pioggia ci si asciuga.
    Perchè mi hai ricordato che le lacrw anche se nascoste restano tali, e come il sole asciuga l’acqua piovana, le mie lacrime saranno aaciugate da chi avrà il coraggio di guardarle.
    Grazie per avermi ricordato che è dopo la pioggia, da qualche parte c’è un arcobaleno.
    I definetely wanna marry Paolo Stella ❤️
    Hugs,
    Maggie

  2. È passato un po’ (troppo!!😉) tempo dall’ultimo post,ma l’attesa è stata ripagata..le tue parole e la loro profondità sono ineguagliabili. Ho sempre pensato anch’io che in realtà noi ci troviamo a vivere una vita che in parte è già predeterminata,almeno in alcuni suoi aspetti e spero che tu abbia ragione quando dici che i sogni non sono irrealizzabili ma che vengono immaginati da noi per poi trasformarsi in realtà..e come sempre ti devo ringraziare per le riflessioni a cui mi conduci.
    Al prossimo post!
    Eleonora
    P.s. Spero di poter sfogliare presto il tuo libro! I can’t wait 😉

  3. Finalmente dopo tanta attesa un nuovo ed entusiasmante post firmato Stella! Ad essere sincero ne ho sentito la mancanza e quando ero pensieroso mi rileggevo i vecchi post: ogni volta nuove emozioni e nuovi pensieri! Dopo una giornata caratterizzata dalla pioggia e dalla neve(a Torino nevica da oggi pomeriggio:( ) leggo questo post sulla vita e mi emoziono: generalmente mi dico “devo fare, diventare” e da oggi grazie anche al tuo post cercherò di imparare a vivere seguendo più il cuore e meno la mente… “L’ interruttore è dentro di noi”!!!
    Grazie Paolo per questo post stupendo e per le emozioni che mi hai regalato leggendolo!
    Buona serata SuperStella!:)

  4. cioè va beh.. risparmio i commenti sulle foto perchè su quel pettorale si potrebbe scrivere un romanzo.. ma questo post che mi ha tolto dalla mia grigia realtà fatta di scartoffie con troppi swoosh sopra.
    grazie.

  5. È proprio vero , l ‘ ha detto qualcuno , la Grazia soffia dove vuole e con chi vuole ,è libera e opera…… e quando opera si vede .Grazie Paolo

  6. Sinceramente è la prima volta che leggo il tuo blog un po per caso..un po per curiosità……post bellissimo…poi Bali..li ho lasciato il cuore…la pioggia i sorrisi delle persone…mi hai fatto tornare alla mente ricordi stupendi..Grazie!
    ps: da ora leggerò il blog =)

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