ops…ho un asso nella manica.

“la questione è: che cosa fa ciascuno di noi delle carte che ha ricevuto?”
Cit. Amos Oz, una storia di amore e di tenebra.

Oggi la vita mi ha mandato questa frase.

ed ecco il sottofondo. E alla fine capirai perche..”it’s my (your) party”


Solito parco, solita colazione, solito ( e sempre gioioso) “buongiorno biondo!”, solito (e per fortuna) meraviglioso sole, soliti vecchietti con medesimo barboncino beige.
Novità al mio fianco, Greta, fresco arrivo di ieri sera, direttamente da Brescia.
È lei la portatrice del mio messaggio giornaliero. Lei che per la solita concatenazione imprevedibile di cause ed effetti siede al mio fianco e comincia un libro che in qualche modo ha incontrato  “per caso” sul suo percorso.
La copertina bianca, pulita, diretta, senza fronzoli. Insomma, lei.

Ogni volta che entro in una libreria, specialmente la Feltrinelli di largo argentina, specialmente con marina, scelgo uno scaffale a caso. E leggo la riga 12 della pagina 12 del 12esimo libro sullo scaffale.
È il mio piccolo patto con la vita.
Dato che ho un attimino di confusione a riguardo, tu, caro il mio destino, damme na mano!
E ogni volta un po’ mi sorprendo e  prendo su il consiglio.
A volte penso “destino impegnati di più”.

Oggi il messaggio è arrivato autonomo, si è fatto i suoi bei 600 km, e si è palesato con una certa arroganza a piazza San Cosimato.

Una mia amica, letizia, ha scritto una frase nel suo libro “cuor di coniglio” che mi ha colpito, nella quale mi sono completamente rivisto e che come tutte le cose che credo buone ho immagazzinato nel mio cervellino. E che ora, come la peperonata a mezzanotte (orribile esperienza personale realmente accaduta), mi si ripropone prepotentemente.
Raccontava di quando era alle elementari e la maestra di matematica le dava da risolvere il problema ” Mario va dal fruttivendolo, compra 10 mele e ne mangia 3, quante mele Mario porta a casa?”. Lei non si concentrava sulle mele rimanenti ma si perdeva nella figura di Mario. Lo immaginava uscire di casa, compiere il tragitto, salutare le persone per strada,incontrare il fruttivendolo; e si soffermava su come Mario aveva deciso di vestirsi quel giorno e perché.

Ecco io lo stesso. Quando leggo una frase il mio pensiero spesso si concentra sulla cosa meno importante, forse, ma allo stesso tempo meno ovvia.

Oggi leggendo “che cosa fa ciascuno di noi delle carte che ha ricevuto?” non mi soffermo su cosa facciamo noi delle carte che abbiamo ricevuto. Ma sulle carte.

Credo che la cosa più difficile sia capire quali siano le carte.

Partiamo dal concetto che sono stra-stra-straconvinto che ognuno abbia in se stesso almeno una carta dall’unicità universale. Chiunque è un genio in qualcosa. E questo ce lo dicono dall’ asilo, talmente tanto che diventa banale, e perde gran parte del suo valore.
Ma nessuno ci dice come scoprire quella carta.
Ma che cavolo! Cioè dentro di me io ho la combinazione della cassaforte della banca più ricca e inesauribile esistente… E non mi ricordo dove l’ho messa?
Ah ma allora siete sadici!
Talvolta è talmente difficile capire qual è la nostra carta, che preferiresti non averla proprio. Ma ce l’hai.
E il fatto che tu ce l’abbia presuppone una grandissima responsabilità.

Alcune persone sono più fortunate e questa carta è talmente evidente che non fanno alcuna fatica a scoprirla. Poi però hanno il dovere assoluto di farla fruttare (nell’accezione più positiva del termine) al massimo.

Per tutti gli altri è un attimino più complicato, ma non impossibile.
( tanto per inciso io appartengo a questa seconda categoria)

La cosa straordinaria della “carta” è che dal momento in cui la scopri tutto comincia a scorrere in modo fluido e costante. Gli intoppi della vita, sia lavorativi che personali, sono provocati in realtà dalla nostra incapacità di giocarci la nostra carta. Ci convinciamo, sia per colpa nostra che per le pressioni esterne, che dobbiamo per forza fare un determinato mestiere, e ci incastriamo nel tentativo disperato di rendere la nostra realtà identica a come ce la siamo prefigurati. E non succederà.

Quando ho partecipato ad “amici” tanti anni fa (cosa che normalmente nascondo, ma da un po’ di tempo invece mi sembra stupido farlo. Io in fondo mi sono divertito) rimasi sconcertato dalle famiglie dei ragazzi. Non tutte , ma tante. Riversavano tutte le loro frustrazioni su questi poveretti, che a volte manco volevano fare il ballerino/cantante/attore nella vita. Gli avevano piazzato sta carta-macigno e spesso si convincevano pure loro che era quello che veramente volevano.
Tanti ora sono sotto psicofarmaci. E per la prima volta ho visto cos’è un attacco epilettico.
La famiglia può essere un ostacolo enorme alla nostra realizzazione, alla scoperta della nostra carta. Non per cattiveria, spesso nemmeno coscientemente. Ma noi dobbiamo saperlo. È la nostra vita, e deve essere la nostra realizzazione.

(le foto le ho appena trovate su un sito. ma quanto ero piccolo? mi faccio tenerezza da solo)

Ecco diciamo che io questo intoppo non lo ho avuto,anzi. I miei hanno scoperto che entravo ad “amici” direttamente dalla tv. Non avevo detto nulla dei 7 provini sostenuti. E quando mi chiamarono per l’ottavo, uscii di casa dicendo che andavo a fare un esame all’università (facoltà di architettura. Media del 29,6. Tutt’ora incompiuta). Arrivato a Cinecittà mi microfonarono e chicco mi disse che da li a poco sarei andato in onda. Non mi avevano detto nulla, la cosa doveva rimanere segreta fino a quel momento.
Ebbi un attimo di panico. Chiamai mia madre.
” senti mamma c’è un problemino… Sevuoicapirechesiccedeaccendisucanale5.”
E spensi il cellulare.
Mio fratello mi ha raccontato che alla frase “il nuovo alunno della scuola di amici è paolo stella” mia madre è quasi svenuta davanti allo schermo al grido di ” Nooooo, dalla De Filippi nooooooo!!!”.
Ancora rido.
Ma torniamo alla ricerca della nostra carta.
È totalmente inutile vivere la nostra vita secondo le esigenze di altri. Lo è sia per noi che per loro.

La cosa invece incredibilmente appagante è lasciarsi stupire con cuore aperto da quello che la vita ci propone. La cosa incredibile è che non dobbiamo fare nulla.
Solo stare in silenzio, sia fuori che dentro. E asoltarci.
La vita ha già in serbo per noi sorprese straordinarie. Sono li per noi, solo per noi, per renderci felici. E nessun altro può averle se non noi. Su quel regalo c’è il nostro nome.

Basta aprire gli occhi, le braccia, la testa, il cuore, l’anima.
E lasciarsi essere il tramite di un percorso che non ci appartiene completamente, che fa parte di un disegno più grande, ma che dobbiamo decidere di vivere fino in fondo.

Per te è stata predisposta una considerevole dose di felicità.

Hai un asso nella manica. Sei pronto a giocartelo?

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17 thoughts on “ops…ho un asso nella manica.

  1. “Nooooo, dalla De Filippi nooooooo!!!”.ahahahahh xD … la vostra edizione è stata la migliore secondo me, in particolare seguivo e seguo tott’ora te, Maria Stefania, Danilo, Federico e Giulia.
    Ricordo male o avevi recitato un pezzo tratto dal “Miglio verde?

  2. Ecco… maseiotidicochemierotalmenteimmersanellatuascritturadanonavercapitocheeriunattore? Scusa, pecco di ignoranza. E di stupidità dato che è scritto ovunque in questo blog. :p E’ che è così semplice quello che scrivi, così reale, così vicino a me che mi sembra di fare due chiacchiere al bar (magari a quello nel quale ti dicono buongiorno biondo!).
    Vabbè, veniamo alle cose serie. Mi stai facendo tornare la voglia di scrivere, che è l’unica carta che ho. Forse è proprio il tempo di giocarmela. Buon pomeriggio, biondo. 🙂

  3. ahahahah l’avevi rimosso?:) eh sì 😀 ma fino a pochi anni fa c’era anche il video su youtube x) ti ho iniziato a seguire proprio dalla tua sfida…poi ad “Un ciclone in famiglia”…ecc…Sei b r a v i s s i m o e completo!:)

  4. Adesso posso ammetterlo senza pudore che a 20 anni il provino ad Amici come attrice l’ho fatto anche io, hahahah. Ma soprattutto, caro Paolo, finalmente mi sono ricordata dove ti avessi già visto! un bacio da colei che la carta di “Amici” l’ha persa 😛

  5. it’s always a pleasure to read you…well, i’m still playing my life’s briscola even now that i’m mommy!
    The first time I met you, it was at the Gala @ Camelopardo century’s ago… ero ancora una giornalista in prova…. quando me la concedi un’intervista?
    kisses,
    Maggie

  6. Appena capito dalle parti di Roma mi preparerò un’intervista con i fiocchi solo per te… credo che con quella a stefano gabbana sarà tra le mie interviste preferite!
    hugs!

  7. In un sabato qualunque, ho cliccato sul link del tuo blog …. Ho letto ogni parola, ogni tuo pensiero.. Forse non compreso realmente ogni tuo concetto, ma mi sono ricordata di quanto sei speciale, diverso…. Come si dice “tanta roba”… Ciao Caro Paolo
    Marcella

  8. di niente anche l’ultimo post , da brividi , scrivi in una maniera talmente bella che mi è sembrato per un attimo di essere lì a vedervi.
    ne traspaiono le emozioni , i tuoi testi ne sono densi.
    ti saluto non disturbandoti più , ma continuerò la mia lettura silenziosa dei tuoi post che raccontano la tua vita e ti dipingono davvero come una persona bellissima! e . mi dispiace per quello che ti è successo..
    complimenti ancora e buona notte! scusa il disturbo e magari l’invadenza!

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