free hugs

E la neve riflette il sole. E io mi sento euforico appena esco di casa.


Per strada ho incontrato due ragazzi con un cartello “Free hugs”.
Non aspettavo altro. Me li sono abbracciati in coppia, loro non se lo aspettavano.
Mi hanno detto che trovano poca gente disposta ad abbracciarli, la mia reazione li ha un po’ stupiti.
“Ma c’è il sole e la neve, come si fa non essere felici?”
Il che mi fa pensare a quanto sia meteoropatico. A quanto questo sole mi serve.

Nelle scuole svedesi ai bambini fanno le lampade. Avendo un inverno rigidissimo in cui la luce è presente solo 2 o 3 ore al giorno la gente va in depressione. Si pensa che il numero altissimo dei suicidi in quelle zone sia dovuto a questo.
Quindi vanno giù pesanti di raggi UVA.

Sdraiato sul mio divanone grigio blu mi faccio coccolare da “……. In questo periodo va così.
Non so in realtà come sto. Una strana sensazione, un sapiente mix di vari ingredienti.
La Clerici sarebbe fiera dei mie sentimenti q.b. (nelle ricette di cucina indica il dosaggio “quanto basta”)
È davvero complicato capire come si sta.
Di solito alla domanda si risponde “bene grazie e tu?” per convenzione. Per fuga.
Ma ci rendiamo come è da pazzi chiedere “come stai?”
Siamo sicuri di volerlo sapere?
Siamo pronti alle possibili conseguenze?


Due estati fa ero a L.A.
Avevo appena finito di girare un film a Boston, passato due settimane pazzesche a NYC con Guya e Andrea.
Poi Riccardo mi chiamò per un lavoro, interessantissimo, con Charles Ray, a Los Angeles.
Ovviamente andai di corsa.
Un’esperienza grandiosa, io amo gli americani quando lavorano.
È stato un periodo perfetto, felicità tangibile ogni singolo istante, quasi surreale.
In pochi giorni avevo già il mio gruppo di amici, gente incredibile.
Penso di essermi innamorato ogni cinque minuti.
Le mie mattine iniziavano così

Ma la felicità apre. Ti apre il cuore.
Quello che deve uscire esce e non è che puoi decidere a un certo punto di chuiderlo, sto benedetto cuore.
È come se mi fossi sposato a quell’apertura, nella buona e nella cattiva sorte.

Ho avuto un unico giorno di forte tristezza nel mio periodo losangelino, per una notizia giunta dall’Italia. Ero proprio giù.
Mi ricordo che entrai in un negozio, mi sembra di Armani.
Una commessa mi venne incontro con un sorriso che valeva tutto il suo stipendio.

Gli americani come saluto standard dicono “Hey how do you do?”
La risposta d’obbligo è “Fine Thanks, you?” e grossi sorrisi.
In America questo tipo di convenzione sociale è ferrea.
Sono tutti educatissimi.
E seguono tutti la legge del “Fine thanks!” anche se hanno perso la casa, il lavoro e la moglie il giorno stesso.
Ma io non sono americano.

Il sorriso della commessa si impietrii, incredula, quando risposi
“Really sad, thanks”
Credo che in quell’attimo il suo cervello stesse disperatamente cercando nel manuale del perfetto commesso se ci fosse questo genere di opzione e come comportarsi.
Beh non c’era.
Ho visto il panico nei suoi occhi.
Non mi sono lasciato scappare l’occasione.
Per un attore un palcoscenico vale l’altro, non importa se è la Scala o la strada.
Se al dolore dai uno scopo di esistere, fa meno male.

“Ohu…sooo… What can I do for u…?” il tutto con un imbarazzo che la stava portando alla pazzia.
“Nothing, I suppose…just… Can you hug me?” ( niente, credo, potrebbe giusto abbracciarmi?) con tanto di lacrima. Da oscar.

Lei è sbiancata. Se le chiedevo di fare un triplo carpiato all’indietro sarebbe rimasta meno sorpresa.

Mi sono avvicinato. E ho allargato le braccia.
E l’ho stretta.
Lei ha fatto lo stesso, dandomi piccole pacche sulla schiena.
“Everything is gonna be alright, you’ll see…” (Tutto andrà bene vedrai…)
Io dentro di me ridevo, ma tanto.

“Thankyou, Thankyou so much, you are an angel…” e commosso sono uscito.
L’ho vista fuori dalle vetrate, ferma, fissava l’uscita assorta.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ci stiamo dimenticando l’importanza di un abbraccio e il potere che ha. E che abbiamo.
Forse sarebbe il caso di fare uno sforzo, sometimes.
Ma nel caso decideste di farlo cercate di capire se è un regalo che fate o un esigenza che avete. Fa la differenza.

Chissà dove sei, cara commessa. Come hai gestito quelle emozioni.
Se mi hai giudicato pazzo o ti sei giudicata pazza.
Se ora quando chiedi “come stai?” ti interessa la risposta.
Se ogni volta che abbracci una persona, abbracci un po’ anche me.

Stasera in tv gli abbracci di Kubrick, Barry Lyndon. Coincidenze….

Advertisements

16 thoughts on “free hugs

  1. io vivo di abbracci, e di fisicità..a costo di sembrare pazzo…
    sai, stavo riflettendo leggendo questo tuo post, a quanto dopo una certa età gli abbracci siano visti come una cosa sconveniente,come se toccare una persona fosse quasi violarne una parte intima.
    Solo ai bambini è permesso abbracciare o toccare le persone, (lo fanno istintivamente senza un filtro) se lo fa uno come me che ha 31anni ti guardano male…
    eppure, niente come un abbraccio ti fa sentire bene con il mondo 🙂
    se qualcuno mi avesse offerto un freeHug avrei accettato più che volentieri..abbracciare con forza e a lungo!

  2. Ciao bellissimo il tuo articolo, come tutti gli altri del resto. Vivo anche io di abbracci. E’ un gesto che ti fa sentire sulla stessa lunghezza d’onda della persona che stringi a te, come se potessi sentire una parte di essa che non viene svelata. Forse dovrebbero essere fatti più spesso. La tua cara commessa sarà sicuramente rimasta a pensare, tutto il giorno, a quale disgrazia ti fosse mai accaduta. Beh almeno le hai dato modo di riflettere un po’ sui nuovi approcci con i clienti… chissà che non li mettano d’obbligo, come saluto/ ringraziamento dopo l’acquisto :-)…. ciao

  3. Mi sono chiesta diverse volte se la gente che domanda “come stai?” si rende davvero conto di quello che sta chiedendo e se è pronto tutto. Complimenti per la performance nel negozio di Armani 🙂 ma credo che quella domanda (e relativa risposta) sia entrata nel linguaggio comune di tutto il mondo.
    Un abbraccione

  4. Pingback: Ho trovato un tesoro, anzi una stella! | lagendadichiara

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...