perchè faccio l’attore

Silenzio.
Un silenzio irreale.
Dopo quattro giorni di invasione parentale (stupenda) mi riapproprio della pace di casa.
Gli ultimi zii si sono appena dileguati, dopo esserci fatti tre giri di abbracci, vieni a trovarmi, ci vediamo a Roma, non è meglio se andiamo a Paris?

Sono fortunato.
È raro trovare un Natale come il mio.
Me ne rendo conto con gli anni, piu sento le esperienze degli altri.
Per me è sempre stato così, da quando sono piccolo, una tradizione solidissima.
Siamo tantissimi, ci riuniamo tutti a casa mia per 4 giorni di abbuffate, canti, chiacchiere e abbracci.  Qua la legge “parenti serpenti” proprio non attacca. La cosa che mi fa più Natale è la voglia di partecipazione alla vita degli altri, l’aggiornamento di un anno. Ci si racconta tutto quello che è successo, faccia a faccia, si entra in argomenti che durante l’anno uno accenna solamente.

Quasi tutti leggono il blog. Ma proprio con attenzione.
Mi ha meravigliato e lusingato.
Mi ha fatto sentire molto amato.
È stato proprio un bel regalo. Grazie ( lo dico qui, tanto ormai so che leggete e risparmiamo tempo…)

Sono le 21:51 del 27 dicembre. Scrivo dal tetto.(si tetto, non letto, tetto. Il mio iPad continua a correggerlo, ma sono proprio sul tetto)


È molto freddo e molto bello.
Forli mi suona un jazz fatto di rumori lontani, macchine di velluto, guaiti solitari.
Dopo tutto questo trambusto festivaliero, quest’orgiastica spremitura di sentimenti normalmente si tirano le somme.

Non intendo farlo.

Credo di non voler fare ordine nella convulsa atmosfera del Natale, non voglio capirla.
Voglio portarla dentro come un regalo esotico di cui non conosco la provenienza, ma ne apprezzo l’oggetiva bellezza.
Questo tetto mi è stato amico in questi giorni.
Ho visto tramonti stupendi.
Mi sono quasi meravigliato. Il sole tramonta anche a Forlì???


Beh si. Solo che non me ne ero mai accorto.
Io da qui sono scappato, nulla mi corrispondeva. Sono andato alla ricerca di tramonti nel mondo. Ne ho trovati tanti, bellissimi.
Li porto tutti dentro con me.
Quando a Forli ho detto che volevo fare l’attore mi hanno risposto “si bello,ma di lavoro?”
L’ho odiata per questo. Ho odiato il fatto che in provincia è meglio sognare in piccolo.
È meglio essere sicuri, tranquilli, sereni.
Io sereno non lo sono mai stato. E non lo voglio essere.
Mi sono preso delle belle batoste uscendo da questo piccolo paradiso perfetto.
A ogni batosta dico grazie.
Molti non hanno capito il mio bisogno di vedere il mondo, di provare una vita diversa, di buttarmi incoscientemente in situazioni assurde, di sognare in grande.
Molti mi hanno giudicato un ragazzetto viziato che vuole lavorare in tv.
Io questa maschera l’ho accettata e ho interpretato come meglio potevo la parte, e siamo sinceri, con ottimi risultati.
Viziato, superficiale anche un po’ cretino.
Mi divertiva a volte, feriva altre.
Ho cominciato a scherzare sul mio lavoro, dicendo per primo “quale lavoro?”.

Beh non è giusto.
Il lavoro che faccio è fondamentale, importante.
L’ho capito una sera a Parigi.
È stata un illuminazione, veloce, sicura, senza possibilità di appello.
Non l’ho capito su un palco o dietro una macchina da presa.
L’ho capito in un ristorantino dietro il centre Pompidou.
Un pò pub irlandese un pò steack house.
Niente poteva essere più fuori contesto nell’altera Parigi di inizio ottobre.
Francesco se ne era andato da due giorni.
Dopo la visita all’obitorio ero andato a trovare un’amica che abita li.
Lae aveva appena partorito.
Eravamo stati in vacanza insieme, l’estate precedente. Lei e Francesco a cena si erano fatti solo complimenti. E non capitava spesso.
Mi ha aperto la porta. Bellissima.
Stava allattando. Abbracciava la sua bambina con una dolcezza che non mi scorderò mai.
Ci siamo solo guardati. Ha cominciato a piangere, silenziosa, per non svegliare la bimba. Quando hai un figlio diventi la numero due della tua vita, le tue esigenze, i tuoi bisogni, le tue priorità in un attimo scavalcate.
Le lacrime scendevano, scivolavano su quel viso di madre da poco, su quei tratti modellati dall’amore per un figlio.
In quel momento ho visto l’universo.
L’amore, la disperazione, la gioia, il dolore, la delicatezza, la forza, la morte.
Ho visto la vita.
Era una bellezza spirituale. Era troppo anche solo da vedere.
Ho cominciato a piangere anche io e lei mi ha abbracciato, fra di noi quella meraviglia, indifesa e potente, come fosse il nostro cuore.

Ho avuto il mio primo vero crollo emotivo.
Era talmente tanto quello che avevo dentro che non riuscivo a gestirlo.
Sono uscito di casa. Ludovica mi raccoglieva a pezzi.
Siamo arrivati al ristorante. Dentro ci aspettava la famiglia di Francesco al completo.
Ludovica mi ha guardato.
“Ora voglio vedere davvero se sei un attore cazzuto o una mezza pippa”
Si è voltata ed è entrata nel ristorante.
La ringrazierò per sempre per quella frase, per quel tono di sfida.
Io nelle sfide ci sballo.
Il mio cervello ha fatto un click.

Sono andato in scena.
Uno show di due ore e mezza, dove non ho mai smesso di raccontare aneddoti, barzellette, avvenimenti della mia vita. Ho visto per la prima volta i genitori di Francesco ridere.
E ogni volta che ridevano mi si apriva il cuore, entrava una valanga di gioia.
Vedevo nei loro occhi un disperato bisogno di essere leggeri, scherzare.
Ludo continuava a mandarmi sms di nascosto “vai fortissimo, continua!” “sei troppo figo, giuro che tornati in Italia ti sposo”
In quelle risate strappate a un dolore feroce, lancinante ho capito quanto il mio lavoro abbia un valore immenso.
Quanto essere attori significhi essere generosi, essere uomini.
Quanto la condivisione di un emozione possa salvare la vita.

Sono su un tetto di una casa di Forlì.
La mia unica compagnia è il jazz di rumori notturni in una piccola città di provincia.
Ho scoperto che i tramonti di Forlì sono bellissimi, i cieli stellati pure.
Ho scoperto che tutti i cieli sono bellissimi, basta avere la voglia di alzare gli occhi.


notte…

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15 thoughts on “perchè faccio l’attore

  1. Che ignorantona, non avevo legato il tuo nome al palcoscenico.
    Sono finita sul tuo blog per caso girovagando per Blogger e blog amici.

    Ho chiesto numi a Wikipedia!! :p

    A parte il mestiere di attore (scrivi molto bene le emozioni, arrivano al lettore, a mio parere è ciò che conta quando si possiede un blog)

    • grazie!ho scoperto la scrittura da pochissimo, due mesi. mai scritto niente prima, nemmeno un diario personale. ora però mi sto appasionando. un abbraccio

  2. ciao Paolo..prima volta che ti scrivo..complimenti per il coraggio di scrivere quello che senti e pensi..un coraggio che un giorno spero di trovare pure io..fra manca tanto anche a me…ma sempre nel mio cuore…

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