schiena dritta, petto in fuori.

C’è stato tutto.
Non scrivo da un po’, lo so.
Ma c’è stato davvero di tutto.

Il giorno dopo l’ultimo post mi hanno telefonato per un lavoro.
Ora non posso raccontare di più ma ragazzi, quello che dicevo funziona.
Ti prendi cura di te e il mondo ti risponde. Ti prepari, esci per strada, senza un obbiettivo.
Dritte le spalle e il cuore aperto.
E vedere che succede. Beh funziona, qualcosa succede sempre.
Ma questo è un discorso a parte, succedeva il 2 marzo e ne riparleremo più avanti.

Poi dal 3 marzo a ieri c’è stato di tutto.
Il 3 marzo è nato Francesco. Il 6 se n’è andato, quindi era il mesiversario. Il 12 sono nato io.
Ogni 6 che passa muoio e rinasco un po’.

Sono stato a Brescia. Abbiamo organizzato una sorpresa per i suoi genitori, per festeggiare con loro il suo compleanno. Ci sono giorni più difficili da superare e stare insieme aiuta.
Non sapevano nulla e Anna (la mamma di Francesco) ha dovuto improvvisare un pranzo per 8 in due minuti. C’erano anche Mara e Fede da Paris, siamo stati bene.
È stato un weekend strano dove tutto si mescolava, dove i sentimenti non potevano essere lineari ma si impastavano di mille ingredienti diversi.
Ho provato a scrivere, mi è stato impossibile.
Tornare a Brescia per me è sempre destabilizzante.
Mi immagino Francesco nella sua vita di prima, a ogni passo mi chiedo se anche i suoi piedi hanno toccato quei ciottoli, se anche lui è entrato in quel bar.
Abbiamo riso molto, i pranzi e le cene a casa sua sono sempre euforici.
Abbiamo un po’ pianto, davanti a quei fiori bianchi e quella foto che ride.
Qui realizzo ogni volta come se fosse la prima che è successo davvero.
Che queste persone che abbraccio le stringo solo grazie a lui.
Che le risate attorno a quella tavola imbandita appartengono a lui.
Che io oggi per come sono, lo devo a lui.
Che a volte ringraziare tutto quello che è successo è davvero difficile, ma farlo è l’unico modo che conosco di essere pienamente uomo.
E mi sforzo ogni volta, ma lo continuo ma fare.
Il sorriso di Anna mi aiuta sempre. Gli abbracci di Ale anche.
Mauri, il papà mi accompagna alla macchina domenica. Devo ripartire.
Nel salutarmi si commuove. Mi vengono immediatamente in mente le parole di Fra ” Ogni volta che papà mi accompagna all’aeroporto fa una scenata napoletana e piange. Ma è possibile?!?”
Però era chiaro che quell’affetto era una di quelle certezze che ti permettono di andare in giro per il mondo e sentirsi sempre accompagnati.

Sono partito, sono andato a Milano. Dovunque vado incontro gente meravigliosa. Che mi abbraccia, mi vuole bene. E non ha nemmeno bisogno di dirmelo, si capisce dai sorrisi. Non credo sia un caso.
Nella nostra vita arriva solo quello che desideriamo davvero.
E io ora voglio questo. Persone pulite, anime grandi.
Ringrazio tutti, davvero di cuore. Chi mi ha ospitato, chi mi ha fatto ridere.
Chi conosco da poco e già fa parte della mia vita.
Il lunedì ho anche organizzato una cena. È stata speciale. Gente speciale.
Ci voleva.
Sono tornato a casa, coccolato dalla mamma.
Poi Roma.
E ieri il mio compleanno. Casa piena di gente, tutta, ma dico tutta, stupenda.
Non so nemmeno il numero esatto, la voce si era sparsa…
Sono stato benissimo, nemmeno l’ombra di quell’ansia che ogni tanto ti prende quando organizzi una cosa a casa. Tutti stavano bene.
Ho davvero della gente stupenda intorno. Grazie.

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Ho viaggiato. Su e giù. Ho fatto molti chilometri.
Ho molto pensato. Mi sono guardato da fuori. Ho guardato chi mi sta vicino.

Ho visto quanta strada ho fatto in così poco tempo.
E ho capito una cosa fondamentale.

Mai fermarsi. Non ne abbiamo il tempo. (mai regalo fu più azzeccato…)


Quando pensi di aver capito qualcosa, beh guarda oltre. C’è molto di più.
Il percorso spirituale di un essere umano, il suo crescere, non prevede la sosta.
È un cammino giorno dopo giorno.
Ogni giorno puoi scoprire qualcosa di più.
E più si va avanti più si comincia ad apprezzare il percorso più che la meta. Perché ogni giorno vissuto davvero è la meta.

Voglio davvero ringraziare tutte le persone che sono al mio fianco in questo percorso. So che posso risultare un tantino smelenso. Rassegnatevi sto giro va così.
Ma avevo davvero bisogno di dirvi grazie.

Ho imparato a stare dritto con le spalle. “Schiena dritta e petto in fuori!”
Ce lo dicono da piccoli, sembra un imposizione legata alle buone maniere.
È molto di più.
Se stai dritto con le spalle apri anche il petto. Ti esponi.
È rischioso ma è l’unico modo per permettere al nostro cuore di aprirsi e vedere il mondo.
E al mondo di vedere il nostro cuore.
E di solito quando lo fai ti accorgi che il tuo cuore e il mondo,vedendosi, si piaceranno.

With or without you. With all of you.
Through the strom we reach the shore. (Attraverso la tempesta noi raggiungiamo la spiaggia)

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18 thoughts on “schiena dritta, petto in fuori.

  1. schiena dritta, petto in fuori e testa alta: per guardare il cielo e le nuvole, per guardare oltre, per vedere la strada già fatta e immaginare quella da fare.
    un caro saluto!

  2. grande paolo…sei uno giusto.scrivi benissimo.zero paranoie.sei semplice.sei vero.e poi cazzo non fai fuori niente di quello che ti succede dalle cose banali quotidiane di tutti i giorni alle drammatiche vicende che questa vita imprevedibile ha in serbo per noi …bella te…ti seguo…t’ammiro… tommy

  3. Da quanto tempo… contenta di rileggerti e contenta che tu sia soddisfatto del tuo percorso e delle persone vere che ti circondano!
    Aah.. buon compleanno, anche se con un po’ di ritardo! 🙂

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