Capri e cavolo

Ho un rapporto strano con Capri.
Non capivo cosa mi attirava e cosa mi respingeva. Vivo un contrasto in quest’isola.
Tutto è un contrasto qui.IMG_5406
Un’estrema eleganza fatta di cultura e storia fa a pugni con un turismo cannibale affamato di status simbols, una nutrita famiglia di letterati in bianco di lino compete con una squadra numerosa di strappone urlanti, strabordanti di gioielli e perle tanto grosse che ci puoi soffocare un cavallo.
Quasi tutti se la tirano abbastanza nel primo approccio ma poi ti si avvinghiano ubriachi al collo a fine serata dopo aver cantato “oh mia bella mora no, non mi lasciare…”sui tavoli dell’Anema e Core .
Qui c’è la più alta concentrazione di persone che durante una cena ti aprono la testa ragionando sul mondo, gomito a gomito con un generone scaciato che guardi negli occhi e capisci quanto il vuoto pneumatico non sia solo un concetto della fisica applicata.
L’isola ha un anima profondamente trash e altamente mistica, insieme.
Federico Guiscardo ealtridueotrecognomi, nato caprese,sabato mattina mi chiede se mi va di andare a scalare il monte alle spalle di Capri, scavallare e arrivare fino ad Anacapri.
Quando sei a Capri normalmente ti chiedono se preferisci andare alla Canzone del mare o a vedere la grotta azzurra. L’opzione “oggimisentoMessner” non era prevista.
E quando qualcosa non è come me l’aspetto dico sempre sì.
La formazione è piuttosto folle: Federico è il nostro capo, esperto conoscitore della storia caprese (ce la racconta dalle zanne di mammut trovate sotto il Quisisana in poi, l’ha presa un po larga, ma quanta cultura in una sola testa!) e con un incredibile abilità a scalare pareti impervie senza smettere nemmeno un minuto di parlare, mentre io arranco a fatica con la milza che chiede asilo politico.
L’ossigeno lui lo comprerà all’esselunga o glielo regalano coi punto conad, non c’è altra spiegazione.
Porta con sè l’amico bello, lo presenta così, Enrico, giornalista simpatico con un sorriso costante sulle labbra, mi piace la gente che ride.
Come ciliegina sulla torta la principessa Alessandra Borghese, che arriva attrezzata con scarpe da ginnastica tecniche, iPod con selezione musicale da scalata e maglia mimetica, che un po’ non ci credi: abituati a vederla in tutti i salotti importanti avvolta in taffetà di seta cangiante, questa sua dote di grande adattabilità alle circostanze è totalmente inaspettata.
La dote che ti aspetti ancora di meno è l’ironia costante con cui commenta tutto il racconto di Federico ripetendo il mantra “Ma dove mi hai portato, non sono mica una capra!”. Da quella scarpinata io la amo.
Ho riso fino alle lacrime mentre lo sforzo mi bagnava di sudore tanto che le diverse qualità di gocce si mischiavano sulla pelle.
È stato un percorso faticoso ma bellissimo dal retrogusto iniziatico, coronato dal raggiungimento dell’eremo di Santa Maria a Cetrella, della sua vista mozzafiato a picco sul mondo, di quell’angolo di silenzio lontano da tutto.
Qui un eremita ospita i pellegrini in camere minuscole con brande spoglie dalle cui finestre vedi solo l’infinito.
È un posto mistico, di forte concentrazione energetica, lo senti subito mentre i polmoni ti si riempiono voraci.
Sono stato un po’ solo, qualche minuto, guardando l’isola da quassù, ammirando le barche chilometriche e le ville faraoniche da questa stanza in calce bianca completamente priva di orpelli.

Il contrasto,ancora.
La mia vita è esattamente così. Dalle stalle alle stelle e viceversa senza soluzione di continuità.
Questa mattina sono andato a fare un provino. Per una serie tv. Avevo una battuta, tre parole, di cui una era l’articolo. Il mondo dello spettacolo è in profonda crisi e se prima ho fatto il protagonista di fiction oggi non dico di no a ruoli secondari.
Non mi sto lamentando affatto, solo un dato di fatto.
Mi sono messo sulla mia brava seggiolina scassata in una stanza tamponata di giallo tuorlo d’uovo. Aspetto il giudizio di chi mi esamina per un ruolo che un tempo non avrei nemmeno considerato.
Senza alcun rancore, anzi quasi divertito. Va benissimo così.
Da anni, ogni singolo giorno è stato un giorno d’esame e quando pensi di aver raggiunto qualcosa, di non aver bisogno di dimostrare più nulla, ti viene richiesto di ripartire, da zero.
È un lavoro strano il mio, ma bellissimo.
L’umiliazione accompagna gli attori, costantemente, passo dopo passo, si nasconde dietro l’angolo mentre disperatamente cerchiamo di essere capiti e come il più classico dei maniaci ti si palesa di fronte con l’impermeabile aperto sulle tue frustrazioni.
La cosa che però amo della mia vita è che la mattina aspetto il mio turno in una stanza buia che profuma di chiuso e la sera stessa con uno smoking bianco di Vuitton mi siedo a un tavolo appoggiato sugli scogli e ballo tutta la notte al Faraone Mennella’s Sirens’Ball che Roberto e Amedeo hanno incredibilmente organizzato per noi.
In entrambi i caso sono io.

Spesso vedete di me solo una parte della mia vita, quella da favola.
Non è un caso.
Anche quando sto profondamente male dico sempre che sto bene.
La mia non è un a bugia, ma parte da una consapevolezza.
Fake it until you make it.
Ho imparato che le parole nel momento in cui vengono pronunciate vanno a costruire la realtà, la modellano, la creano.
Io sto creando la mia realtà. Vedo tutto il bello che c’è in ogni singola giornata, e ce n’è sempre. Mi concentro su quello, mi focalizzo e piano piano esso si espande.
Giorno dopo giorno la bellezza si impossessa delle mie giornate, le colonizza.
Ogni giorno di più aumenta esponenzialmente.
E apprezzo tutto quello che mi circonda proprio perché mi accorgo costantemente delle piccole cose.
Questo blog, per i nuovi lettori che non lo sanno, è cominciato il giorno in cui una persona meravigliosa ha deciso che era l’ora di levare le tende, andandosene nel sonno.
Una persona che ha avuto la delicatezza di salutarmi pochi minuti prima di partire, lasciando un vuoto enorme e allo stesso tempo un pieno infinito.
Dal giorno dopo, anche durante quei giorni terribili, mi sono imposto di trovare un briciolo di bellezza in ogni nuovo giorno mi venisse regalato.
Perché c’è, sempre.
Così vivo la mia vita, sul sottile filo a strapiombo fra felicità e incertezza, serenità e paura.
Ma anche quando mi sbilancio e sto per cadere il mio sguardo lo butto dalla parte del filo che preferisco.
Quella, ogni attimo più, diventa la mia realtà.
La bellezza che cerco non è il lusso, ma saper godere dei grandi e piccoli regali che ci vengono fatti quotidianamente.
“È facile essere sempre felici con la vita che fai, coi posti che frequenti” mi scrive Chiara con una mail.

Bella cavolata.
Le feste sugli yacht sono piene di gente disperata tanto quanto i concerti nei centri sociali. Forse di più.
Importa poco dove sei, ma come lo vivi.
La mail continua così :”
Ti ho letto,come al solito,con piacere. Per un attimo ho pensato che,ok,facile sorridere per noi che fortunati-magari un pochino più degli altri-siamo,facile sorridere sentendo il vento in riva al mare o a bordo piscina come facciamo noi…poi mi sono ricordata dei sorrisi più grandi,veri e contagiosi che io abbia mai visto…ed erano a Capo Verde,bambini che prendevano a calci una borsa di plastica piena di carta che voleva essere(e per loro era fortissimamente)una palla e gli uomini che tornavano a casa dal lavoro saltando su camioncini stracarichi al volo…e allora mi son detta…no,Paolo ha ragione. Il sorriso devi averlo dentro,è un atteggiamento dello spirito. Ogni tanto lo dimentico. Ma che bellezza quando me ne ricordo! Grazie Star. Bacio.
Grazie a te Chiara, credo che sia proprio questo il punto.
Bisogna stare attenti a non scaricare le responsabilità sugli altri.
La felicità è una scelta e una responsabilità.
Chi vuole sul serio una cosa trova una strada. Gli altri una scusa.
Ci vuole coraggio per essere felici.
Bisogna decidere di avere il sorriso dentro.
Della mia vita amo tutto, i momenti facili e quelli meno, il continuo oscillare fra Miseria e Nobiltà, la cena surreale che Faraone Mennella ha organizzato sugli scogli del Fontelina, illuminando principesse di ogni Paese con giochi pirotecnici e quella agli Spaghettari il giorno dopo a Roma, dove un gruppo di biker borchiati conosciuti al momento mi ha addottato per una sera.
Voglio tutto io, Capri e cavolo.
IMG_5333
Per scoprire tutto quello che è successo a Capri, segui i viaggi STELLAri su Elle.it … a presto!
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33 thoughts on “Capri e cavolo

  1. Ogni tanto torno qui con piacere, sono contenta di vedere l’evoluzione di questo blog. Dai, quando mi sarò stufata di fare l’ingegnere e grazie ad un unico libro pubblicato per puro culo sarò diventata famosissima, poi vecchia, poi grassissima o magrissima con i gioielli incrostati addosso e il trucco elettrosaldato alla faccia magari ci troveremo a Capri insieme e ci faremo quattro chiacchiere.

  2. Questa volta sono rimasta senza parole… Condivido quello che dici sulla bellezza e sul voler essere felici. Non aggiungo altro.
    Grazie per queste bellissime e toccanti parole,come sempre! 🙂

  3. Capri è sempre Capri, non c’è altro da dire; posto beeellissimo!!! ;D
    Ciao Paolo,
    al prossimo post e al prossimo viaggio STELLAre!
    Ludo

  4. “Ci vuole coraggio per essere felici”
    Da mesi e mesi l’ho perso. Dovrei venire a ripetizione da te. Ti seguo dal primo articolo, dal grande dolore. Ho versato lacrime, allora, ma non sapevo ancora che sarebbe stato sempre così…la commozione, la gioia di rileggerti, di ripensare alle tue parole, tornare su quelle passate in attesa delle nuove.
    E’ un piacere condividere una piccola parte della tua vita e delle tue emozioni, e ritrovarmi, pur non conoscendoti. Ma nulla avviene per caso. Gli incontri, anche virtuali, nemmeno.
    Namasté alla tua anima.

  5. “Ci vuole coraggio per essere felici”
    Da mesi e mesi l’ho perso. Dovrei venire a ripetizione da te. Ti seguo dal primo articolo, dal grande dolore. Ho versato lacrime, allora, ma non sapevo ancora che sarebbe stato sempre così…la commozione, la gioia di rileggerti, di ripensare alle tue parole, tornare su quelle passate in attesa delle nuove.
    E’ un piacere condividere una piccola parte della tua vita e delle tue emozioni, e ritrovarmi, pur non conoscendoti. Ma nulla avviene per caso. Gli incontri, anche virtuali, nemmeno.
    Namasté alla tua anima.

  6. Ciao Paolo … grazie…. in questo periodo del “cavolo” un po’ per tutti mi hai scosso… mi sono domandata da quanto mi stavo facendo fagocitare dal momento, da quanto non guardo mia figlia che mi sorride e io non le rispondo con lo stesso sorriso, da quanto non mi alzo la mattina e non Ringrazio per quello che ho…salute, famiglia, figlia, amore…. e tante altre cose ….. e grazie perché mi hai scosso…. è facile cadere nel tranello dell’effimero…e poi leggi un post … e trovi il coraggio ( o almeno provi) di cambiare atteggiamento…. un bacio

  7. Mi sembra riduttiva un’unica parola ma GRAZIE penso sia quella più adatta dopo aver letto il tuo post.. E non c’è nulla di più vero: ” ci vuole coraggio per essere felici” e ” bisogna decidere di avere il sorriso dentro”, parole davvero molto toccanti.
    Complimenti e..pronta già per leggere il nuovo post 😉
    A presto
    Eleonora

  8. “io mi accontento di essere serena nel tempo; La felicità sono attimi e quando arrivano Me li prendo senza esitare.”. ALDA MERINI quindi se la sign. Felicità sia vestita in pura seta o con un sacco sempre felicità è .apriamole le porte e facciamola accomodare ….un abbraccio🌈🌈🌈

  9. E’ da un po’ che ti leggo, caro Paolo, e mi piace quel che scrivi. Leggo nelle tue parole tanta sincerità e verità.
    “La bellezza che cerco non è il lusso, ma saper godere dei grandi e piccoli regali che ci vengono fatti quotidianamente.”
    Ha senso, certo, se penso che scrivi da Capri, con i postumi di una festa Faraone bla bla e di un Summer Party organizzato da Louis Vuitton pochi giorni prima a qualche centinaio di Km dall’isola partenopea.
    Nei tuoi scritti compaiono spesso parole quali “bellezza” e “incontro”.
    Allora mi viene in mente che un bel giorno aggiorni il tuo blog sparando a zero su Emma e, in barba alle migliaia di fans che la seguono da anni sfracellandosi le costole per stare in prima fila e prendersi l’occhiata poetica del “mi ha guardato. Sa che esisto”, ti chiamano per incontrarla.
    A te. Che di Emma non frega na sega.
    Ok.
    Ovviamente, essendo amico del direttore di Elle, non potevi fare a meno di una bella e proficua collaborazione con questo giornale. Nun se butta via ggnente, semo in Itaglia. Amico dell’amico dell’amico dell’amico.
    Solo un mese fa eri a Cannes.
    Speravo parlassi di cinema almeno in questo caso.
    Sei un attore, no?
    Nada, nemmeno stavolta.
    Ville St. George.
    E chiudi il tuo racconto con “La bellezza salverà il mondo”.
    La bellezza, si, la bellezza.
    Un gelato al giorno e sei felice.

    Ti dicevo all’inizio che trovo le tue parole sincere e vere.
    Ma poco credibili.
    Non credo alla bellezza contraddittoria tra il significante e il significato dei tuoi pensieri scritti in questo fazzoletto virtuale.
    Non credo alla bellezza come la racconti tu, secondo una visione “simmetrica lineare o parallela in perfetto affiancamento con l’orizzonte”. Credo più a quella che Pasolini definiva una rappresentazione “asimmetrica, sghemba, capricciosa”.
    Credo alla bellezza di un concerto di Cat Power e alla fragilità che fuoriesce al suo “And then came the rush of the flood, the stars at night turned deep to dust”, non ad una stilosissima festa Vuitton o al nobilissimo ricevimento di Alberto di Monaco.
    Non è una critica al denaro, alla ricchezza.
    In realtà non è nemmeno una critica, ma una semplice riflessione nata da due occhi differenti.
    Passerò per invidioso, ci metto la mano sul fuoco.
    Ti garantisco che non lo sono affatto.
    Ho tutto quello che mi serve per cogliere la Grande Bellezza ed essere felice.

    Ti auguro comunque il meglio dalla vita, Paolo.

    Fabio

    • Ciao Fabio! Non mi permetterei mai di definire invidioso qualcuno che nemmeno conosco e anzi ti ringrazio perché la tua mail è sicuramente un valido spunto di riflessione. Non sto qui a giustificarmi ma io propongo la mia visione di bellezza, per quello che mi circonda, per la vita che fortuna o sfortuna mi trovo a vivere. Ciò non toglie che trovo altissima la bellezza sghemba e capricciosa di Pasolini o tante altre bellezze. Quando il fine è lo stesso non importa quale sia la strada.

      “Qualsiasi opera di un uomo è sempre un suo ritratto.”
      William Butler Yeats

      Io ti propongo la mia visione della vita, altro non so fare.

      Un abbraccio
      Paolo

  10. Ciao Paolo! È da un pò di tempo che non leggevo e commentavo sul tuo blog, pochi mesi e la mia vita è stata completamente stravolta.
    Ho lottato tanto, fino allo stremo delle forze, fino a dubitare di me stessa, per ottenere ciò che sapevo essere l’unica cosa in grado di farmi aprire gli occhi al mattino con un sorriso stampato sulla faccia.
    Le tue parole mi sono mancate e quando su instagram ho letto di questa tua nuova avventura su elle.it, beh mi sono sentita orgogliosa di te…ho pensato che ora molte più persone potranno avere la fortuna di leggerti e di apprezzare la splendida persona che sei..
    Le tue parole, la tua visione della bellezza possono essere condivisibili o meno ma resta il fatto che sei l’unico in grado di infondermi una meravigliosa sensazione di ottimismo o molto più semplicemente di voglia di vivere…
    Come sempre, grazie! E a presto…
    Un abbraccio forte

    • Ma serena….che posso dire?!? Grazie, le tue parole mi hanno abbracciato! A presto e lotta sempre perché alla fine, comunque, si vince. ❤

  11. A proposito di Capri, mio scoglietto dell’anima, ti invito ai suoi umori (15 agosto 2013) e ai suoi nastri (7 settembre 2011) raccolti sul mio “treno”. Gli anfratti più profondi di Capri li descrive in modo magistrale Raffaele La Capria in “Capri e non più Capri”.
    Saggio e spericolato il tuo funambolismo, quello che ti permette di stare “sul sottile filo a strapiombo fra felicità e incertezza, serenità e paura”. E viene raccontato in modo sublime e subliminale dai tuoi salti che accompagnano chi legge il tuo blog…
    A presto, Es.

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