un attimo che resta

Le magie non le fa solo Jucas Casella.
Le fanno anche cinque persone e cinquanta candele.
Le fanno le unioni di cinque vite avvolte in tende bianche.
Le facciamo noi.

Noi è stato il titolo di ieri sera.
A casa di Ludo e Jack accadono le magie.

Mentre venivo a Milano ho fotografato il cielo sull’autostrada.
Ultimamente il cielo è davvero incredibile.
Forse sono solo io che finalmente lo guardo.
“Sembra un quadro” ho pensato.

Ieri a cena  per un attimo sono uscito dal mio corpo e ho guardato la situazione dall’esterno. C’era davvero una sintonia magica fra le persone nel modo di raccontarsi, di aprire il proprio cuore, di condividere cibo e vita.
“Sembra un film” ho pensato.

Ma no!
Ma perché abbiamo così paura della bellezza della realtà che per definirla dobbiamo paragonarla a una finzione?
Siamo così abituati a non vivere nel presente, nel concreto di ogni attimo che lo declassiamo subito al mondo fittizio di un altro.

Quel pittore per disegnare quel tramonto lo ha davvero vissuto sulla sua pelle, ha pienamente compenetrato la realtà, la verità di quel momento.
Quel regista per raccontare quelle emozioni traducendole in atmosfera le deve aver vissute, condivise, respirate.

Siamo fatti di sangue e aria, pensieri e mani, occhi, cuore e pancia.
Abbiamo tutto per assaporare pienamente ogni esperienza.
Ma tendiamo a vivere in una proiezione.

Io ieri sera mi sono per un attimo staccato dalla mia realtà per osservarla da fuori.
Eravamo bellissimi, pieni di luce.
Arianna che rideva accanto a un piatto vuoto che non la scoraggia nemmeno un po’ e mostra ogni volta quanto è più forte di qualsiasi delusione (e tu piatto vuoto sei un cretino).
Jack che ha proprio un cuore grande e un giaguaro alle spalle. Anche se deve ancora imparare a parlare col suo bicchiere d’acqua.
Serse con  la sua timidezza perfetta e gli zigomi alti che fanno male per il troppo ridere.
Ludo che ci porta l’amore a tavola, reale, concreto, raccontando il suo primo bacio. E che te lo racconta con una tale profondità e delicatezza che tu sei sicuro che esiste. Ho ancora i brividi.
Io che vedo tutto questo e che non posso fare altro che dire grazie.

E mi sono ancorato a quel mio presente, a quell’attimo di eternità.
E quell’attimo proprio in quel momento è diventato eterno, è diventato mio, un segno indelebile nell’anima.
Non so se diventerà un quadro o un film.
Oggi quell’attimo di eternità lo porto in giro con me.
E a Milano oggi c’è il sole.

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6 thoughts on “un attimo che resta

  1. Il cielo di ieri era particolarmente magico in effetti, al mattino presto mi sono fermata cercando di fotografare la luna, dava un confine definito a tutte le cose, era tutto molto nitido…molto affascinante.

    A volte ci accorgiamo di avere delle luci a fianco solamente quando siamo rimasti al buio, è bello che tu te ne sia reso conto ora che sei ancora nella luce.

    Sempre molto dolci i tuoi scritti.

    Buona giornata di sole anche oggi a Milano

  2. “Ma perché abbiamo così paura della bellezza della realtà che per definirla dobbiamo paragonarla a una finzione?
    Siamo così abituati a non vivere nel presente, nel concreto di ogni attimo che lo declassiamo subito al mondo fittizio di un altro.”

    Vero!

    Hai sempre un modo magico di esprimere i tuoi pensieri.
    A proposito di bellezza, tu sei sicuramente bello fuori (ed è quel che si vede nella finzione, mentre reciti, oppure nello scatto fotografico che non ha vita e per questo lo considero a sua volta “finzione”) ma leggendoti si vede che sei soprattutto bello dentro. E non è retorica, credimi.

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