Cenerella- behind the scene

Davanti al caminetto della casa in campagna dei miei mi ritrovo a dire uno dei tanti luoghi comuni di cui mi faccio fiero testimone nel mondo.
“com’erano più belli i cartoni animati di una volta”
Magda stesa su divano si fa coccolare, vedendo per la trentesima volta Cenerentola.

La compulsione della sua età io me la sono portata avanti tutta la vita.
Ho cominciato con Roobinhood e Little John e ho proseguito focalizzandomi di tanto in tanto su un film, una canzone, fino allo sfinimento.

Ho avuto il periodo dirti dancing, in cui anche alla lattaia fieramente dicevo
“nessuno mette babe in un angolo”

La mia lattaia di Forlì si chiama Renza.
La Renza, ci penso solo ora, è il maschile di Renzo.
Credo che sia l’unica ad avere questo nome.
È rossa, ammiccante e mi ricorda la tabaccaia di “Amarcord” di Fellini.
Quel genere di donna di cui le altre donne temono il potere, dalla quale non mandano i mariti a fare spesa.

Certo non avrebbe interpretato Cenerentola, forse la matrigna.
E io ho sempre tenuto per la matrigna.

Cenerentola è l’antesignana delle punkabbestia.
Si veste di stracci, ruba vestiti anche alle sorelle, vive fra i topi e piccioni e si fa evidentemente di acidi, tanto da sentire le vocine di presunte fate o spiriti, scambiare una zucca per una carrozza e ritrovarsi miseramente per terra allo scadere dell’effetto allucinogeno.
Nella storia sembra che l’effetto le sia finito all’incira verso mezzanotte.
Calcolando che per una dose standard (che varia dai 50 ai 100mg) di mdma la durata è stimata dalle 8 alle 10 ore, la Cene ha cominciato a darci giù di brutto verso le 2 di pomeriggio.

Dicono che sono cartoni animati educativi.
Forse li producono in Colombia.

Comunque Magda mi sembra bella presa della storia, dovrò controllarla parecchio appena sfora nell’adolescenza.

Qui in campagna sono proprio rilassato.
Nel paesino non c’è nulla, mi sono rifiutato di venirci per anni.

Una chiesetta in pietra serena grigio blu, come il mio divano di Roma, al centro di tutto, le terme che sanno di zolfo che l’abbracciano tutto intorno, i monti come cornice, le storie degli gnomi come attrazione.
A Bagno di Romagna un signore giura di aver visto gli gnomi.
Ci parla, li insegue per i boschi, lo racconta al Maurizio Costanzo show.
Da allora i negozietti di souvenir si sono riempiti di elfi e fatine e il percorso salute che scavalcava la collina ha avuto l’upgrade in “cammino degli gnomi”.
Qualcuno o gli gnomi (da verificare) lascia caramelle lungo il sentiero per i bambini.

Perché se nel resto del mondo ti insegnano a non accettare caramelle dagli sconosciuti, qui ti spiegano che vanno bene pure quelle lasciate per terra da esseri non meglio identificati.

Una volta avevo bisogno di stare costantemente nel rumore, nel casino.
Avere mille impegni, occupare scientificamente ogni istante libero, con la maestria di un manager e la precisione di uno svizzero.
Penso di essere stato all’inaugurazione di qualsiasi cosa.
Dal festival del cinema al “paradiso a 4zampe,toletta per cani”.
Frenesia sociale, tanti “ciao come stai?” e poco interesse alla risposta.
Ora pochi incontri, sempre interessanti, tutti in profondità.

Sono più coraggioso di una volta.
Il termine coraggio ha nella sua etimologia il termine cor, cuore.
In origine questo termine serviva per raccontare la storia di chi sei con tutto il tuo cuore.
E per raccontare la nostra storia è necessario aprirsi alla vulnerabilità, scoprirci nelle nostre debolezze, trasparire nella nostra fragilità, ci vuole cuore.
E questo poco si accorda con una bulimia sociale.

Poi è successo quello che è successo.
Mi sono scoperto, non ho avuto alternativa.
E nell’espormi fragile ho trovato la mia forza.

Ho capito fisicamente che questa vulnerabilità ha un potere infinito.
Prima addormentavo in qualche modo le mie ansie, le mie paure, non mi fermavo mai.
Ognuno di noi lo fa.
Ma purtroppo l’anestesia delle emozioni non è selettiva.
Non puoi assopire la vergogna, il senso di inadeguatezza, la paura senza allo stesso tempo addormentare la gioia, la creatività, l’entusiamo.

Poi mi è capitato che tutto si è aperto. Sono stato in silenzio.

(Rocco Talucci photographer)

Paradossalmente quelle paure, quel dolore che non volevo sentire hanno squarciato la mia coscienza, ma da quel varco è uscito anche tutto il resto.

Sto imparando a convivere con questa mia vulnerabilità così evidente, con queste emozioni che a volte non riesco a controllare.

Massimo e Marco mi hanno regalato un libro.
È il mio blog, stampato, rilegato con cura, con tanto di copertina, copia unica.
Mi scuso già da qui, ma quando l’ho aperto mi sono messo a piangere stile fontana.
Ridicolo.
Ho provato in ogni modo a trattenermi, mi è stato impossibile.
Una figura tremenda, tanto più che Massimo è il primo giornalista che mi ha intervistato in vita mia, ai tempi defilippiani.
Una volta mi sarei trattenuto alla grande, avrei ringraziato gentilmente.
Oggi non posso più farlo.
Mi vergogno un po’ di essere così fragile, ma allo stesso tempo ringrazio di poter sentire così forte quello che mi capita attorno.
Di potermi commuovere non tanto per il regalo (che però è stupendo), ma per la gentilezza del pensiero di chi lo ha fatto.

Ora ho trovato il coraggio di essere imperfetto, di avere compassione per me stesso e di conseguenza con il mondo, di trattarmi bene nonostante la mia piccolezza.
Sto trovando la mia autenticità, abbandonando il mio ideale di me per essere me stesso fino in fondo.
Credo che questo sia l’unico modo che ho per entrare in connessione con gli altri.
E nella connessione vedo l’unico vero scopo di questa vita.

Ora sono più forte che mai.

Credo che ora tutto stia per funzionare.
Perché a volte funziona, a volte capita.

“Quand’è che capita, Kit? Quando capita davvero? Fammi un esempio di una a cui ha funzionato”
“Vuoi un esempio?Vuoi che ti faccia un nome? Oddio che ossessione sono i nomi. Vuoi un nome?….Quella gran culo di Cenerentola!” (cit Pretty Woman)

Dopo in soggiorno coatto a San Patrignano la signorina Cenerentola è riuscita a uscire dal tunnel degli stupefacenti.
Convolata a giuste nozze con il signor Principe Azzurro ha preso il suo cognome, il castello e l’enorme dote.
Cenerentola Azzurro passò alla storia per la conturbante relazione extraconiugale che intesse col padre di Principe, noto alcolizzato.
Vive sempre fra i topi.

Magda tutto questo lo saprà molto più in là.

P.S. tanto per sottolineare quanto in famiglia possiamo essere ossessivo-compulsivi, questa è la seggiola dalla quale Magdina si guarda il suo cartone animato preferito…

Advertisements

One thought on “Cenerella- behind the scene

  1. Splendida versione di Cenerentola …..ahahahah anche io ho fatto il periodo dirty dancing,ho comprato anche il cd della colonna sonora….giusto perche’ non mi bastala la videocassetta prima e il DVD poi, ciao palo buona vacanza in campagna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...