shhhhhh!

Si chiama Viola.
Me lo ha detto oggi, mentre preparava diecimila caffè.
Glielo avrei chiesto io uno di questi giorni, ma lei mi ha anticipato.
Mi sembrano le scene di un teen-movie americano. La timidezza dell’incontro, rompere il ghiaccio, rivelarsi l’intimità del nome. Mi sento dawson.

“buongiorno biondo! Senti io mi chiamo Viola, ma tu come ti chiami?”
Ho esitato a rispondere. Un sussulto che lei ha colto e non so come ha interpretato. Sembrava che non le volessi dire il mio nome e in qualche modo per un attimo credo di aver leggermente ferito la sua sensibilità. Ho subito pensato che deve aver sofferto molto prima di giungere in un paese a lei straniero e finire al bar di piazza San cosimato. L’ho percepito da uno sguardo, piccolo e potente. E allora il suo sorriso ogni mattina mi sembra che valga ancora di più. Bisogna stare attenti con gli altri.

“Paolo, mi chiamo Paolo. Ma mi piacerebbe continuare a essere “buongiorno biondo”, mi ci sono affezionato”.
Sorride, “affare fatto”, occhiolino e si tuffa nuovamente fra brioche e cappuccini.

Bevo il mio caffè. La mattina le papille sono molto più ricettive. Quell’aroma si fa strada dal naso, dalla bocca. Entra e ci rimane.
Vorrei essere come l’aroma del caffè, entrare e rimanere.
Pago, saluto. Mi vedono sempre col pigiama e il maglione sopra, le sneakers senza calzetti. Penseranno che sono un barbone.

Mi incammino verso villa sciarra.
Ieri ho sentito Lele, uno dei miei più grandi amici.

Si è trasferito in Brasile da poco. Mi ha detto che la mattina quando esce di casa ascolta questa canzone. La seleziono nel mio iPod, e mi piace pensare che camminiamo insieme a migliaia di chilometri di distanza.


Forse c’è gente in giro che pensa che io sia pazzo. E li posso capire.
Ma sono ok, ragazzi. Forse un po sui generis, ma ok.
Solo che mi capita di entrare nel mio mondo, spesso e in modo totalizzante.
La mia passeggiata con Lele si trasforma in una chiacchierata. Parlo con lui, ma la gente crede che parli da solo. La sua musica me lo rende più concreto che mai.
E lo vedo, coraggioso, affrontare la sua nuova sfida, la sua nuova vita. Ripartire da zero laggiù, dopo aver ottenuto molto qui. Questo rende grandi. Non i risultati ottenuti, ma la capacità di rimettersi in gioco, di rigenerarsi come le cellule dopo 28 giorni. Il nostro corpo è un continuo rinascere, perché non possiamo seguire il suo esempio?

Quest’estate abbiamo mangiato in mezzo a un parco, io lui e marina. Eravamo usciti da un corso di recitazione  della stefaniadesantis. Emozioni in circolo a badilate.
Abbiamo chiacchierato normalmente, mangiato molto bene. Loro due si sono pure piccati su una cavolata.
Un po’ di gelo a tavola e io che tentavo di fare battute a cui nessuno rideva.
Un silenzio imbarazzante preparava a qualcosa, lo sentivo.

“Ho paura” e due lacrime sottili che scappano al suo controllo.
A lui. Lui quello che ride sempre, che scherza su tutto anche su di sè; lui quello fico, sempre sul pezzo.
Lui nella sua fragilità. Era bellissimo.
( Lele so che stai leggendo. Sei sempre bellissimo esteticamente,ma sto parlando di altro, ok? Se no mi vai in paranoia)

Marina con il riflesso condizionato della lacrima empatica gli si siede in braccio, con una tenerezza incantevole. Io li guardo, mi godo lo spettacolo dell’essere così diversi e volersi così bene.
Tutto in silenzio.
Io amo il silenzio. Lo apprezzo sempre di più. Il silenzio è delle persone grandi.
E guardare il silenzio di un abbraccio fra due persone che ami mi ha fatto sentire amato a mia volta.

Chiacchierando a migliaia di chilometri con Lele,certo che lui mi sente, arrivo al cancello di villa Sciarra.
È un angolo di paradiso semi sconosciuto. Ci sono le palme, dico a Lele, come in Brasile.


Ad accogliermi Odette, Blondie e Billo, un west england white terrier, un cucciolo di Labrador e un simpatico bastardino. Perché i bastardini sono sempre simpatici, di regola. Mi siedo sulla mia panchina, scrivo.

Sono venuto qui tante volte con Franci.
Ogni statua, ogni angolo mi parla un po’ di lui.
Leggevamo, parlavamo e lui mangiava schifezze.
E stavamo in silenzio. È bello conoscere una persona dal suo silenzio. La conosci di più. La conosci nell’essenza, senza fronzoli.

Un lampo. Ho capito forse. Ho capito perché tutto d’un tratto il silenzio mi piace così tanto. Perché Franci ora è silenzio.

Sono fermo in mezzo a villa Sciarra. Mi abbracciano il sole, gli alberi centenari, le statue muschiate, gli zampilli di mille fontane, i riflessi del laghetto, l’erba umida e fosforescente, le corse a perdifiato dei cani, il silenzio.
Mi abbraccia Franci.

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5 thoughts on “shhhhhh!

  1. Leggo ormai ogni giorno quello che scrivi e ancora nn ho imparato che farlo mentre sei da sola a fare colazione tra la gente che nn ti conosce e per di più senza fazzolettini nn è un’idea geniale. Bacio paoletto.

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