tienimi con te…

Mi sono svegliato abbracciato a Greta. Ho l’abbraccio compulsivo in questo periodo.
Uomo, donna, animale, pianta … Va bene tutto.
Ma Greta è perfetta da abbracciare, perfettamente compatibile, per dimensioni, con la circonferenza delle mie braccia.
Sicuramente molto meglio del platano di piazza San Cosimato.
Anche se pure il platano mi ha dato una certa soddisfazione…

Greta ha una delicatezza fisica che ti permette di intravedere la gentilezza della sua anima.

Abbiamo mangiato a piazza Trilussa, da Friends.
Pranzo qui da anni, quasi tutti i giorni, da quando sono passati dall’educato “buongiorno” al più piacevole “aho paolè te sei svejato tardi oggi, bella la vita degli attori, li mortacci tua!”

Greta sfiora (perché lei in realtà non tocca) la tovaglietta in carta sul tavolo.
“Francesco mi avrebbe fatto un fiore con questa” e con otto parole racconta tutto del suo migliore amico, di lei, di loro.
È ancora più bella nel pudore feroce con cui cela il suo dolore.
La dignità che regala alla sua sofferenza la rende ultraterrena.

Mangia poco, piccoli bocconi.
Parla tanto, con piccole frasi.
E io mi perdo nel piacere di ascoltarla.
Me ne accorgo solo adesso di quanto è appagante stendere un velo sul proprio ego e immergersi negli occhi lucidi, nei ricordi della vita, nelle pause e nei sospiri di un altro essere umano.
Io che di solito ho sempre bisogno di affermare che ci sono, che ogni esperienza altrui è in qualche modo riconducibile anche a me, mi annullo.
E ne provo un piacere rigenerante.

Finito il pranzo siamo saliti sul Gianicolo. È proprio qui che sto scrivendo ora. E’ qui che sono stato l’ultimo giorno con Franci.

Roma ci schiaffeggia con la sua eternità,con la sua magnificenza.
Greta sa che scrivo un poco tutti i giorni. E silenziosa si siede sul muretto. Vedo in controluce la sua figura.


Poco più in là una ragazza con uno zainetto rosso. Seria guarda l’orizzonte, sembra che preghi.
A loro modo lo stanno facendo entrambe.
E tutto questo mi riempie di una pace inconsueta.
E respiro profondo questa luce e questa pace.

Ogni tanto Greta mi guarda. E ogni volta mi dà un bacio o dice una cosa sorprendente.
In entrambi i casi ricevo amore.

“A Romeo e Giulietta è andata alla grande perché sono durati poco. Ma non era vero amore. Era una dipendenza”.
Così. Senza un prima e senza un dopo.

E ora io con questo ci devo fare i conti. Ma sotto sotto credo abbia ragione.
I pochi grandi amori con cui sono venuto a contatto sono storie di libertà.
L’amore in ogni sua forma deve aprire alla vita, non chiudere.
Quando si chiude in se stesso, è un bisogno, una mancanza, una paura.
E quasi sempre è così.

La solitudine è l’unica cosa che mi spaventa davvero.
Molto più della sofferenza.
Infinite volte di più della morte.
Mi sono sentito solo poche volte. Ed è stato terribile. Tanto che non riesco nemmeno a raccontarlo.
Ma di base sono molto fortunato, e anche se da solo, non sono quasi mai stato solo.

Quando incontriamo una persona speciale, una di quelle che nei suoi occhi rivedi te e che abbraccia i tuoi difetti tanto quanto i tuoi pregi, il primo sentimento che nasce in noi è la paura di perderla.
il terrore di precluderci quello stato di grazia che la sua presenza ci procura.

Innamorarsi è una delle poche cose per cui valga la pena di vivere. Forse l’unica.
È come quando smetti di fumare (così mi hanno raccontato, io non ho mai fumato): all’improvviso ti accorgi che i pomodori hanno un sapore.
Quando ti innamori tutto si carica di una nuova vita. I colori sono più vivaci, gli odori ti inebriano, l’aria è elettrostatica e se ti infilano una lampadina in bocca probabilmente si accende. E cammini per la strada cercando di sfiorare la sua mano, facendo finta che sia per caso.
Tutto cambia. Tutto si connota di valore. Nulla è più inutile.

E l’unico modo che ci è dato per perpetuare questo stato di grazia è capire e vivere l’altra persona nella sua indipendenza da noi. La accompagnamo nel suo percorso, la lanciamo nella vita, la sosteniamo nelle sue scelte e ci auguriamo che faccia lo stesso con noi.
L’amore non è fusione di due anime in una. Ma l’esaltazione potente di entrambe.

Il sole sta tramontando qui sul Gianicolo. Pochi rumori e foglie gialle. Due amanti di una certa età si baciano come ragazzini,come sfondo la collina. Sorrido. Mi scende una
lacrima e gli occhiali da sole la nascondono al mondo.
Di gioia, di amore, di tristezza, di nostalgia, non so.
La lascio scendere, libera. Anche lei vuole la sua vita.

Il sole è sceso.
È ora di andare.
Abbraccio forte Greta.
Ho cercato il mio segno.
Mi sono affacciato per salutare questo panorama.
E lì, nella strada sottostante, ecco il mio segno.
Chiaro, prepotente, inequivocabile.
È quello che chiedo all’Amore:

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